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Dopo tutto questo parlare di NBA, concentriamoci invece un po’ su chi l’NBA la guarda. Su chi si è stropicciato gli occhi alle quattro di mattina quando Gary Payton e Shawn Kemp facevano delle robe del genere, su chi si ricorda ancora con commozione Alonzo Lauro (non il buon Bagatta), su chi quando gli viene in mente la faccia di Nick Van Exel si fa ancora due risate. E soprattutto su chi, quando passa qualche amico fan del basket FIBA, fa’ un po’ spallucce e dice vabè, non è che in America possono fischiare sempre passi.

Il rapporto NBA vs FIBA, soprattutto nei giovani anni di formazione del gusto sportivo, è qualcosa che poi ti porti dentro per tutta la vita, e spesso se vuoi bene a una, ripudi l’altra. Soprattutto dopo la piccola rivoluzione culturale qui di seguito. Quando Drazen Petrovic sbarcò a Portland (malino) e NJ (benissimo), noi che avevamo tutti la canotta di Larry Johnson a Charlotte rimanemmo a bocca aperta: cosa ci fa un, pfui, europeo in America? Poi, lasciando stare Rusconi, quando Enzino arrivò in Canada, soprattutto in una squadra così cool da avere un dinosauro con un pallone tra gli artigli, i cancelli si spalancarono. E l’NBA diventò per noi un modo di giocare a pallacanestro, più che un puntino oltreoceano su TMC2.

[NOTA: questa suddivisione è apertamente tendenziosa]

Il fan NBA

Una volta ho letto da qualche parte che due generazioni di scienziati hanno sprecato impiegato la loro vita professionale osservando tantissimi struzzi e notando, con sorpresa, che nessuno di loro metteva la testa sotto la sabbia. Ma proprio nessuno. Ecco, se quei simpatici pennuti fossero stati fan NBA, le cose sarebbero andate molto diversamente e oltre alla testa ci avrebbero infilato tutto il corpo. Perché al fan NBA non interessano per niente le critiche dei detrattori – 82 partite sono troppe, la regular season è noiosa, fanno sempre passi, il tiro da 3 è troppo lontano, sono 48 minuti di uno contro uno e gli altri stanno fermi, fanno sempre passi, cos’è sta storia che il giocatore può chiamare time-out dal campo è troppo facile così, fanno sempre passi – anzi, non le sente proprio. Perché ama l’estetica, la poetica, l’epica, insomma la figata del gioco all’americana.

Il fan FIBA

Essere un fan FIBA è un po’ come andare nel forum del Mucchio e scrivere le parole “Hipster” o “Maria Antonietta spacca!” da qualche parte, anche per errore. Non avresti voluto farlo e se tornassi indietro non lo faresti mai più. Ma ormai tuo babbo ti portava al palazzo la domenica, oppure giocavi a pallacanestro e l’allenatore ti obbligava a metterti sotto al canestro con lo spazzolone per asciugare il campo durante i time out delle partite dei grandi. E alla fine tutti sempre a ricordarsi del tiro da 4 di Danilovic contro la Fortitudo, o a contare col pallottoliere gli scudetti consecutivi di Siena.

I fan di entrambi

Non esistono. NON ESISTONO! Un po’ come quegli scienziati che hanno scoperto, dopo anni di studi, che ai topi in realtà il formaggio non piace. Ma proprio per nulla.

The Past, The Present, The Future

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