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Un po’ è anche un post di scuse, perché qui negli ultimi mesi mi si è visto poco o niente… Però è un’assenza giustificata dagli impegni, fidatevi. Beh alla fine succede che domani mi sposo … No… No, vi assicuro che non è affatto un post “annuncio”, piuttosto di auto-celebrazione (diciamo così) di una totale follia: avete presente il tableau per gli invitati?
Sono certo che nonni, zii e parenti saranno lieti di districarsi tra il tavolo McHale e Heinsohn. Ah, è parquet vero, miniaturizzato e pitturato… Ora avete capito con chi avete a che fare?
Poverino, lui ce la mette tutta per risultare simpatico…

Venticinque anni fa esatti. Oddio, minuto più minuto meno. Ma il 19 giugno di 25 anni fa, alle 8,55, il cuore di Leonard Kevin Bias finiva di battere a Riverdale, in Maryland. Colpa di un’aritmia cardiaca. No, non è stato né il caso, né la sfortuna, a portarselo via, ma un pizzico di idiozia e un cockatail di cocaina. Per qualcuno era un “Michael Jordan col tiro da fuori”. Poche ore prima di andarsere, senza salutare e lasciando tutto in sospeso, era stato selezionato al draft dai Celtics, campioni in carica (quelli di Bird, McHale, Parish, Ainge, Dennis Johnson per inderci…). Doveva essere l’inizio di una lunga rivalità tra Boston e Chicago, ma è stata soltanto la fine di una storia. Che poteva essere legenda.
(Noi di Basketball diaries siamo in grado di anticipare la categoria “attore non protagonista”)
… Chris Bosh!

1) Miglior record della Lega, i big three in grande spolvero, un supporting cast fatto di giovani dalle grandi qualità (Hill e Blair su tutti)… Per quale diavolo di motivo la stampa americana continua a snobbare i San Antonio Spurs?
2) Sta cercando un centro di riserva (Battie o Turiaf attualmente i più accreditati), diamo per scontato che colmi la lacuna: Orlando è ancora da titolo?
3 e 4) Terzi ad ovest con un record di 21-8, senza aver mai incontrato Miami, Boston, Orlando, Atlanta, San Antonio, Oklahoma, Dallas o New Orleans (in 4 partite contro Chicago, Denver e Utah, hanno un record di 1-3)… Dove possono arrivare i Lakers in questa regular season? Sono solo annoiati come i Celtics della passata stagione o appagati?
5 e 6) Miami ha definitivamente trovato la quadratura tra LeBron e Wade? Quanto inciderà il ritorno di Mike Miller?
7) New Jersey, New York e adesso anche l’ipotesi di un “affitto” per un anno da parte di qualche contender: Carmelo Anthony è destinato a spostare equilibri nella lotta al titolo?
8) Dallas riuscirà finalmente a confermarsi anche nei playoff?
9) Chi merita finora il titolo di Mvp?
10) Chi sta facendo meglio: Bargnani, Gallinari o Belinelli?

Suona un po’ come una panic move di Otis Smith, e per di più nemmeno a metà stagione… Ma non c’è dubbio che queste due trade cambino le cose. Ora c’è da capire come:
Rashard Lewis a Washington per Gilbert Arenas
Vince Carter, Marcin Gortat, Mickael Pietrus, 3 mln, 1st round draft pick per Hedo Turkoglu e Jason Richardson.
Queste trade ci dicono almeno due cose:
1) Vince Carter ha ufficialmente fallito
2) L’ex Agent Zero ha l’occasione della vita
Poi possiamo discutere del ritorno a Orlando di Hedo, della cessione di Rashard Lewis, analizzare la scelta di cedere Gortat esponendo Howard agli straordinari, o della rinuncia a Pietrus (uno dei migliori difensori di Van Gundy).
Per i Magic viene fuori una squadra spettacolare, ma imbottita di tiratori di striscia, e che perde qualcosa in profondità del roster e molto in difesa (ancora devo capire bene chi sarebbe il 4 di questa squadra). Ma al di là delle analisi, affidate magari ad un altro post, mi interessava aprire la discussione e raccogliere le prime sensazioni.
Quest’uomo può sbagliare o segnare 7 triple di fila, ma vederlo dal vivo è sempre un piacere per gli occhi… Per tecnica ed eleganza è semplicemente il basket
E con questa anche il record è un po’ più vicino
P.s. la ripresa è quello che è, pardon

Dal Toronto Star:
“We just need to go find a couple new hearts a couple of heart surgeries or something.” Indeed, if you were looking for candidates for such a radical treatment, you needn’t have looked further than Andrea Bargnani, Toronto’s starting centre. The comatose Roman pulled off a couple of impressive feats on Tuesday. For one, he managed to stand 7 feet tall and not pull down a single rebound until the game was well out of reach, finishing with two in 28 minutes on a night when the Raptors’ deficiencies on the glass were part of the difference. For another, Bargnani, who flat-footed it through a 3-for-13 shooting performance from the field, made the likes of JaVale McGee and Andray Blatche, Washington’s starting centre/power forward combination, look like relative beasts.
Così, dedicato a tutti i fan…
Dai Chry che alla fine la promessa l’ho mantenuta…
Una turnipike trafficata, qualche scorcio rubato qua e là dal finestrino del bus Fungh Wah pagato 15 dollari 4 ore prima a Canal Street, nella Grande Mela, e poi la nebbia. Beh, magari sono stato un po’ generoso… Più che altro direi una sorta di foschia fitta, fittissima, che avvolge tutto e lo rende di un grigio indescrivibile. Una foschia che sembra fare a lotta con i tombini intorno alla South Station per venire fuori.
“Do you want a taxi?”. Per la verità c’è persino la pioggia, ma chissenefrega: “No thanks”. Preferisco camminare, trascinarmi da solo la valigia, respirare i primi passi nel mio angolo di paradiso. Eh già, perché questa è Boston. Quella dello shopping a Newbury Street, dei pub sparsi un po’ ovunque, la Boston elegante di Bacon Hill, quella turistica del Freedom Trail o ancora la beantown del Quincy market e del waterfront. Ma più di tutto, messo laggiù, a guardare la città accanto al ponte di Causeway Street c’è lui, il Boston Garden. E se un po’ fa male pensare che un tempo lì c’era l’originale, o che a fianco al nome ora compaia anche quello dello sponsor, TD: è sempre bellissimo. O come direbbe Frank, il cameriere della caffetteria dall’altro lato della strada, “wicked pissah”.
Sali quelle scale mobili e ti senti un po’ come un bambino che fa la fila per entrare da Toy’s ‘r us a Time Square. Poi il campo, i banner e quei numeri appiccicati in qualche modo al soffitto, quel 33 che, stavolta definitivamente, ti riporta bambino. Precisamente quando da piccolo fingevi di addormentarti per ingannare i tuoi, poi ti alzavi dal letto nel pieno della notte (ancora non ti spieghi perché, come cavolo è nata questa cosa) a vedere quel tizio coi baffetti, McHale, Danny Ainge, DJ, Parish… Risenti nella testa quel “pandeeeeeeeeeeemonio al Boston Garden” che ancora oggi a pensarci ti fa effetto. Oh Chry, promesso: l’angolo nostalgico è finito qui.
Adesso i tempi sono diversi, lassù c’è appeso un banner in più e pure gli eroi in campo sono cambiati. Eccolo là KG, lo vedi? E’ quello che sbatte la testa al pilone del canestro, come sempre, quello che si allena al tiro dall’angolo. Mi ricordo quel 31 luglio 2007, l’annuncio della firma, la rinascita. Eggià, c’è pure Ray Allen: santa miseria come è identico alla televisione. Come fai a scattargli una foto mentre tira senza restare in contemplazione, senza cercare di rubargli la magia? E Pierce? e quello laggiù è Scalabrine!
Vorrei potermi smontare un pezzo del parquet e portalo a casa, e poi vorrei… ecco si, vorrei aver risposto meglio al tizio che strappava i biglietti. Insomma, sai com’è? Arrivi lassù quasi spaventato, lui ti guarda serio, ti dice una cosa: pensi alle volte che sei andato a Roma all’olimpico, pensi che c’è un problema con i biglietti che hai ritirato poco prima, che c’è qualcosa che si sta mettendo tra te e il sogno di quand’eri piccolo. “E ora questo che vuole? What’s wrong? Any problem?”. Poi capisci che ti aveva solo augurato “buona partita, signore. Da dove viene?”. “Da Roma, Italia”. Lui srotola un sorriso mai visto, ti stringe la mano e ti ringrazia. La partita non è stata buona come aveva sperato il tizio strappabiglietti, ma a me basta. Che poi, ad essere sinceri, finisci quasi per perdetela fra un time out e un intervallo, uno più bello dell’altro (le pause, gli spettacoli, i balli, la gente sul maxischermo… Oh, altre che le due palle che ci facciamo qui nel pieno della notte)… Senza dimenticare ovviamente la vittoria.
Insomma, alla fine Chry che ti dicevo? Non sono bravo a raccontare le emozioni, te l’ho sempre detto, ma tu insistevi e alla fine te l’ho promesso: quindi fattelo andare bene comunque questo racconto (oh, guarda bene che le foto che volevi le ho messe eh? Visto?). E poi, maledetto capoccione cocciuto, se ci ho messo tanto è anche colpa tua eh… Te ne sei andato così, senza spiegare, senza aspettare, all’improvviso, e per di più proprio nel giorno in cui me l’avevi sollecitato per l’ennesima volta. Ah, dimenticavo… Il 21 riparto, non mi chiedere come ma ho ri-infinocchiato Benedetta, stavolta ho un sacco di cose da fare, due partite da vedere, una maglia da riportare a Giorgio e altre foto da scattare. Ovviamente mi mancherai, come sempre.
Un abbraccio
P.s. Non mi chiedere perché, ma l’autografo sul biglietto di Marquis Daniels e ancor di più di Scalabrine non ha prezzo.
Dedicato a Christian Spazian

























