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La finale della eastern tra Bulls e Heat è una serie che resterà in ogni caso. Molti la vedono come l’ultimo grande spartiacque tra due modi di concepire l’nba stessa. Filosoficamente i Bulls rappresentano quel modo giusto di fare le cose con la superstar presa al draft, i pezzi di contorno buoni ma non tanto talentuosi, l’allenatore geniale, la difesa prima di tutto e così via, mentre gli Heat sono la ‘pastetta’ tra Wade, James e Bosh, la finanza creativa di Riley coi contratti, il cast di supporto di ringchaser e gente che salta sul carro per tifosi.
Stupido è stupido, però a leggere certi articoli sembra che in un certo senso i Bulls se lo meritino il successo per aver sofferto anni di purgatori e ricostruzioni, mentre per Miami è tutto TROPPO FACILE così, TROPPO COMODO. Inoltre c’è un certo timore che, se Lebron e co vincessero il campionato, si instaurerebbe un precedente da imitare per vincere al gioco fottendo il sistema.
Insomma, è un po’ come ai tempi della finale tra i Pistons di Larry Brown e i Lakers del tour d’addio. E la vittoria netta dei Bulls in gara 1 ha ridato speranza ai sostenitori del ‘right way’ e del guardiolismo, che sono tutti esplosi in un coro di non puoi vincere mai giocando solo in tre, e non giochi bene, e non hai le palle, e sono i playoff e via dicendo.
Ora, la serie è ancora molto lunga e non andrà sempre così, la partita è stata più equilibrata di quello che dice il risultato, ma forse, forse, un po’ hanno anche ragione loro.
Vediamo il film.
Ouch D Wade. Ma a parte questo, vediamo cosa succede. Su un cambio difensivo Noah finisce per prendere Wade in uno contro uno alla lunetta, lontano dalla palla Bogans deve tenere Bosh. Deng marca LeBron, Rose Bibby e Boozer è su Anthony o uno qualunque che tanto non la tocca sicuro.
Nello sviluppo dell’azione, è chiaro che Wade vuole prendere Noah dal palleggio, Rose aiuta lasciando un po’ di spazio a Bibby ma tutti gli altri sono lì in un classico schema per isolamento. Finisce che il mismatch non è poi tanto tale, Noah stoppa con l’aiuto di Rose prima e di Deng poi, che perfeziona anche il recupero..
Certo i Bulls difendono benissimo, e quel mezzo aiuto di Rose è molto bello perchè rompe le palle al palleggiatore ma non lascia nemmeno tanto tanto spazio per lo scarico (per chi ha visto la partita c’è un’azione speculare nel quarto periodo in cui Rose raddoppiato trova Korver per la tripla facile per capire la differenza) e Noah non si fa problemi a difendere Wade in palleggio, ma a me questo attacco piace veramente veramente poco.
Perchè fondamentalmente è la stessa cosa che gli Heat potevano fare l’anno scorso, quando avevano solo Wade. Chiusa la linea di penetrazione Wade forza il tiro senza nessuna altra opzione, perchè lasciando perdere Bibby (che comunque è lì per quegli scarichi e basta) ma Bosh non è riuscito a prendere posizione su Bogans tagliando a canestro (ma davero) e LeBron, nel momento culminante, è letteralmente fuori dal campo, in un taglio pigro sotto canestro, tanto da permettere a Deng di lasciarlo completamente per andare a prendere posizione in aiuto e a recuperare la palla vagante dopo la stoppata.
Ripeto in un attimo. Difendono il pick and roll mandando l’uomo di Bosh su Wade, raddoppiano in aiuto con l’uomo di LeBron. Qui c’è qualcosa che non va.
All’inizio della stagione io avevo ipotizzato che forse questi Heat non fossero poi il male perchè avrebbero almeno potuto farci vedere un gran bel basket, roba che gli altri con meno talento non si possono permettere, e invece siamo un po’ rimasti alla ricetta base dell’ nba più pecoreccia, 1-vs-1 iso dei miei giocatori forti che sono meglio dei tuoi.
Seguono una serie di considerazioni raccolte più o meno spontaneamente durante Heat @ Lakers che ho seguito su sky svaccato sul divano con il mio gatto.
Prepartita
Flavio Tranquillo nello studio telecronaca sembra già non poterne più di Federico Buffa. A questo punto credo che abbiano già commentato Bulls / Knicks nel tardo pomeriggio e siano poi andati a cena da spizzico mentre andava Pesaro / Montegranaro.
Nello studio principale invece un Davide Pessina tonico che pronostica Lakers sicuri, adducendo motivazioni anche plausibili, anche se è ancora troppo presto per cominciare a parlare di kobe con l’ultimo tiro e le solite palle. Dai che è natale.
Primo Quarto
Vip allo staples, prezzi in aumento, gente che non è ancora arrivata, le solite cose.
Pau Gasol non sembra essersi del tutto svegliato.
Wade zoppica entrando e uscendo dal campo, ma poi corre e salta come un matto, mah.
Tra l’altro, triste vedere come Kobe non sembri tranquillo di andare dentro e al ferro con Wade in marcatura e Lebron che fa l’avvoltoio. Mi sento vecchio.
Lebron c’ha la faccia di uno che si taglierebbe una palla per dare quella stoppata a Kobe anche. Rilassati Lebron.
Ad ogni break pubblicitario stacchetti natalizi con Mariah Carey che canta. Seriamente.
Odom / Bosh è un duello di mancini d’altri tempi. Tutti e due molto bene nel primo quarto, in attacco. Passi di Bosh su una bella schiacciata dopo un assist incredibile di Wade. Spezzando una lancia a favore sfido chiunque ad essere pronto a ricevere e schiacciare una roba così.
Parziale: Miami 20 – 14 LA
Secondo quarto
Partita non un granchè fino ad’ora, i Lakers giocano proprio male.
Lebron deve veramente stare più tranquillo.
Federico Buffa promuove Ron Artest uomo della partita e moralmente mvp del titolo lakers dello scorso anno.
Pau Gasol segna il primo canestro dopo aver sbagliato sette tiri con un bel movimento alla black swan
Spoelstra e Riley assomigliano rispettivamente a Enrique e Julio Iglesias.
Non la partita giusta per i sostenitori di vedrai quanto è importante Steve Blake
Flavio Tranquillo ci informa della presenza di Snoop Doggy Dogg in parterre.
Davide Pessina invidia gli scarichi per comodi piazzati ricevuti e convertiti da Bosh. Questo commento apre una lunga serie di rosicate simili che continueranno per tutta la serata.
Durante le pause del match sky manda video da youtube chiaramente rubati dalla homepage di the basketball diaries.
Sul finire del quarto Buffa ammette che, cito, la partita è sinceramente brutta.
Parziale: Miami 47 – 38 LA
Half Time
Video sulla spurs culture – cheppalle, già che uno c’ha un attimo sonno.
Non c’entra nulla, ma perchè tutti gli sport del mondo giocano durante le vacanze meno la serie A di calcio?
Bella intervista con Phil Jackson, l’uomo che ha elevato il trolling a forma d’arte.
Replay delle penetrazioni dello zoppicante Wade: impressionante. Si muove come nessun altro giocatore che conosca, va sempre dove meno te l’aspetti, o forse sarà questo infortunio che lo tormenta.
Il commento tecnico è un classicissimo e stereotipato incredibile che i Lakers giocando così male siano ancora in partita.
Terzo Quarto
Un paio di buone azioni dei Lakers e si sprecano altri luoghi comuni: Lakers hanno iniziato a giocare, la festa è finita, si fa sul serio, inizia la partita, hanno digerito il tacchino, il regno di terrore di Miami è giunto al termine e via dicendo.
Lebron fino a qui: 5/5 da tre, 7 assist, un recupero impressionante e la solita selezione di tiri un po’ sospetta. Se il bicchiere è mezzo vuoto dici che sì però non gioca benissimo e forza ancora, se è mezzo pieno dici però, potrebbe facilmente giocare anche meglio di così, e rabbrividisci.
Ok Ron Artest ha venduto il suo anello di campione del mondo, o l’ha dato via con una riffa per beneficenza o una roba così. Esti Qaatsi cosa ne penserebbe? No seriamente, non è che perchè non ha più l’anello gli tolgono lo scudetto come alla giuventus, e magari gli faceva schifo, che non sono mica belli eh. Ah ah flavione tranquillo, quant’è matto Ron Artest eh? Ecco, palla persa male e finisce in tuffo sulla panchina, e giù altre risate. Quant’è matto l’artest, t’è vist? Sarà che è stata una giornata lunga per tutti eh.
Il pick and roll Wade Bosh potrebbe essere potenzialmente devastante se Wade la desse via qualche volta. Però anche se gli fai show forte, dimentichi Bosh, fai proprio raddoppio spudorato e aiuti anche con un altro uomo Wade continua a pensare che può comunque andare per il layup facile. E non solo lo pensa, lo fa pure. Non sempre, ma lo fa.
Pau Gasol è triste, e non mi ricordo altri canestri di Kobe oltre a questo difficilissimo di ora. Lakers molto giù.
Kobe non tiene Wade in penetrazione, ma manco di striscio. Mi sento ancora più vecchio.
In studio si prende per il culo Pessina sul suo pronostico, chissà se ci avevano buttato su dei soldi, sai no, per renderla più interessante.
Parziale: Miami 75 – 64 LA
Quarto Quarto
Lebron avrebbe venti assist in più se Arroyo ogni tanto la mettesse, no aspetta, se la passasse a un altro ecco.
Vedere una penetrazione di Odom andando a destra, tagliando in due la difesa e poi concludere con un tentativo di layup mancino che non aveva nessuna possibilità di andare dentro è una roba che ti fa strappare i capelli. Capisco perchè quello lo chiamino il maestro zen. Seriamente Odom, a occhio sembri nettamente più forte di Bosh, più abile, con un ottimo palleggio, tutto quanto, però poi alla fine ti manca sempre qualcosa per mettere tutto insieme.
Questo spot di Foot Locker fa un po’ impressione, perfavore non trasmettiamolo ogni volta che si va in pubblicità.
Capitolo Assist mancati di Lebron – mi ricorda un po’ la situazione T-Mac di una volta. Lui tiene palla talmente tanto, si fa raddoppiare e triplicare, sembra disperatamente perso in una tonnara di mani che poi quando spara fuori la fucilata a trecento all’ora a un compagno libero quello non se l’aspetta manco e si fa beccare impreparato. Certo Arroyo, Chalmers, James Jones non sono proprio dei campioni, ma a volte sembra che ricevano una palla d’oro mentre stanno già tornando in difesa. Chiaro che non puoi chiamare un gioco con tagli di questi qua verso il canestro quando hai i tre in campo, però ci vogliono i nervi buoni a stare venti secondi senza palla pronti per uno scarico che forse arriva o forse no, e quando arriva devi solo tirare.
Kobe è stato raramente così incazzato. Ed è tutto dire.
Sfondamento di Kobe – partita finita, mamma butta la pasta, la gente se ne va che c’è il traffico a LA e così via.
Finalmente arriva la tripla doppia per Lebron. la prima nella nba il giorno di natale. Ancora, chissà il grande capo Esti Qaatsi cosa avrebbe da dire. No ok, no sì dai, ripetiamolo un’altra volta, no guarda che il simbolismo non è poi così sottile. Abbiamo capito. Federico Buffa, la parola che cerchi è “messianico” credo, epperò è sbagliata.
Risultato Finale: Miami 96 – 80 LA
Davide Pessina caccia il grano! Con un saluto e un ringraziamento anche!

Allora, non so se l’avete visto tutti, magari no, io mi sono perso un sacco di altre cose già quest’anno, ma questa no, questa me la sono gustata anche, e adesso ve la racconto.
Quarto quarto, poco meno di 3 minuti da giocare, Dallas 77 – Chicago 76, palla ai Bulls, difesa molto aggressiva che esce a mordere sul perimetro, azione che non va da nessuna parte, anzi, ci sta per scappare anche uno steal ma NO, Rose si libera e va dritto in penetrazione verso il centro dell’area, fino in fondo per il layup ma NO, Tyson Chandler in forma scudetto stoppa con rancore, sai proprio quelle belle stoppate tamarre nba che perchè l’hai dovuta buttare proprio in tribuna no, così la palla schizza via, rimbalza sulla testa di Dirk, anzi, Caressa direbbe Nowitzki spizza di testa fuori dell’area, dove Taj Gibson recupera con il cronometro dei 24 agli sgoccioli: tripla solo rete da 8-9 metri sulla sirena.
La prima. Della. Stagione. La. Prima. Della. Sua. Carriera.
E già qui. Ma non è mica finita. Perchè ovviamente questa rocambolesca giocata fa scattare il maniomio. Segue documento fotografico.
Taj festeggia con nonchalance manco fosse Kobe. 79-76 Bulls. Ma sullo sfondo…
tutto il disappunto di Dirk, e un ignoto signore che festeggia tra i tifosi Mavs, ma, ancora più sullo sfondo…
Chi è quel signore con la maglia celeste che si dispera così tanto? Sarà mica…
Per tutto il resto c’è Mastercard. Qui il video, se c’è ancora. i Bulls hanno espugnato Dallas, e con stile. Ma parlando di cose serie, leggiamo lì, Taj Gibson – 17 punti, 7-12 dal campo, 17 rimbalzi. Me cojoni. PER stagionale di Gibson fino ad’ora : 18 netto.
Andiamo per curiosità a confrontarlo con la ricchissima classe di ali grandi free agent 2010 che hanno firmato ricchi contratti cambiando squadra durante la off season.
Carlos Boozer – NP, giocato manco un minuto fin’ora.
David Lee – 16.5
Chris Bosh – 21.5
Amar’e Stoudemire – 19
Mica male per una riservaccia eh? Consideriamo che un PER medio per la lega è 15, e che solo 15 volte nella storia della nba (con il conteggio moderno delle statistiche però) qualcuno ha fatto più di 30. Jordan 4 volte, Wilt e Shaq 3, LeBron 2 e David Robinson, Dwyane Wade e Tracy McGrady 1. La complicatella formula per calcolarlo la trovate su wikipedia. Vediamo però un paio di altri 4, tanto per avere un riferimento.
Dirk Nowitzki – 23.2
Pau Gasol – 26
E per il lol finale, andiamo a Minnesota.
Kevin Love – 20.9
Michael Beasley – 18.9
In parole povere: qualcuno deve iniziare a guadagnarseli davvero questi soldi mi sa.
ps – Bargnani, a oggi, si attesta su un mediocre 16.9 per la stagione, 13.9 per la carriera.
Il nuovo proprietario dei Nets, Mikhail Prokorov, ha promesso un deciso rebound dopo l’orribile stagione dello scorso anno, garantendo i playoff subito e un titolo nei prossimi cinque anni.
Ci riuscirà? Non è certamente facile. I Nets, come altri team d’altronde, hanno perso tanto alla lotteria dei free agent, anche se nessuno può incolparli troppo di aver mandato via tanta gente dopo una stagione da 12-70. In compenso sono arrivati davvero tanti giocatori, magari più solide riserve, o promesse non mantenute più che stelle della lega, però se vi state domandando dove sia finito quell’oscuro giocatore che tanto vi era piaciuto in un paio di partite beh, probabilmente è andato ai nets. Farmar, Outlaw, Quinton Ross, Troy Murphy, Anthony Morrow sono tutti in New Jersey; al draft, con una sfigata terza scelta è stato preso Favors, che ha le potenzialità sia per diventare pluri all star nba sia per firmare con l’Efes Pilsen dopo il suo contratto da rookie.
E Favors è una grande metafora di tutti i Nets, dato già in partenza in una trade per Carmelo che non si è mai materializzata ha il potenziale per riuscire, ma potrebbe anche venire schiacciato dalla pressione e non trovare nemmeno tanto spazio dietro Troy Murphy, un po’ una storia stile Mike Beasley.
Il nuovo coach, Avery Johnson, a seconda di come la vediate ha fatto molto bene o molto male nella sua prima esperienza in panchina. Si dice che non sia il tipo adatto a guidare una squadra di giovani coi lavori in corso, ma certo gli obbiettivi dei suoi Mavericks erano chiaramente molto diversi da quelli di questi Nets, non è detto che non approcci tutta la faccenda molto diversamente.
Ma restano comunque tanti punti interrogativi, le certezze per ora sono solo Devin Harris e Brook Lopez, che sono buoni davvero, per cui meglio dell’anno scorso è praticamente sicuro, per i playoff vediamo, magari se si concretizza l’affare Anthony.
Roster
| No. | Name | Pos | Exp | College | Ht | Wt | |
| 2 | Farmar, Jordan | PG | 4 | UCLA | 6-2 | 180 | |
| 14 | Favors, Derrick | PF | R | Georgia Tech | 6-10 | 246 | |
| 26 | Graham, Stephen | G-F | 5 | Oklahoma State | 6-6 | 215 | |
| 34 | Harris, Devin | PG | 6 | Wisconsin | 6-3 | 190 | |
| 43 | Humphries, Kris | PF | 6 | Minnesota | 6-9 | 235 | |
| 10 | James, Damion | G-F | R | Texas | 6-7 | 225 | |
| 11 | Lopez, Brook | C | 2 | Stanford | 7-0 | 265 | |
| 22 | Morrow, Anthony | G-F | 2 | Georgia Tech | 6-5 | 210 | |
| 7 | Murphy, Troy | F-C | 9 | Notre Dame | 6-11 | 245 | |
| 21 | Outlaw, Travis | F | 7 | None | 6-9 | 218 | |
| 27 | Petro, Johan | C | 5 | None | 7-0 | 247 | |
| 13 | Ross, Quinton | G-F | 6 | Southern Methodist | 6-6 | 193 | |
| 8 | Smith, Joe | F-C | 15 | Maryland | 6-10 | 230 | |
| 18 | Uzoh, Ben | G | R | Tulsa | 6-3 | 205 | |
| 1 | Williams, Terrence | G-F | 1 | Louisville | 6-6 | 220 | |
| 55 | Zoubek, Brian | C | R | Duke | 7-1 | 260 |
Alla fine di Watchmen il film il cattivo salva (?) il mondo inscenando un evento catastrofico senza precedenti e affibbiandone la colpa all’onnipotente supereroe doctor manhattan. L’umanità ferita ritrova la pace unendosi per combattere la nuova minaccia blu, e il mondo sopravvive pieno di rinnovata speranza.
E questo è esattamente quanto è successo quest’estate dopo the decision, i miami heat sono diventati improvvisamente i cattivi della nba, e tutti quanti, dagli avversari diretti fino a noi umili appassionati di belgioco vogliono solo vederli perdere. Questa ondata di sentimento ha anche riportato sano interesse in tutto l’ambiente, e a voler malignare sembra uno sviluppo di trama sceneggiato a tavolino come quelli del wrestling, una cosa simile a un improvviso tradimento di Hulk Hogan, una roba da far arrabbiare gli adulti e piangere i bambini.
Arrabbiarsi e piangere perchè effettivamente quello che ha combinato Riley questa estate è praticamente senza precedenti. Il riassunto dice che Miami si è portata a casa i migliori 3 free agent di una classe molto ricca, ma in realtà togliendo di mezzo Bosh, che pure è un signor giocatore, restano due dei migliori 5-10 giocatori di basket in attività in assoluto.
Wade, infortuni a parte, ha giocato una pallacanestro fuori dal mondo e il suo cast di supporto era il peggiore di tutti gli one man team arrivati ai playoff, di LeBron si potrebbe dire tutto e il contrario, per cui mi limiterò a far notare la cosa che mi stupisce sempre, e cioè che è ancora decisamente giovane. Per dirne una su tutte, LeBron è più giovane di JJ Redick e Adam Morrison, e nel 2006 mentre questi due si giocavano il titolo NCAA James arrivava secondo assoluto nelle votazioni per l’mvp della NBA.
Sì ma, abbiamo detto tutti noi hater il giorno dopo, non si vince solo con due, tre giocatori, ci vuole la squadra. E, puntuale, Riley ha rimediato pure le riserve di discreto lusso, battendo la concorrenza di gm invidiosi (e l’assoluto trolling di mark cuban) che hanno provato a tirare borsate di soldi a gente come Haslem e Ilgauskas solo per il gusto di fare un dispetto. E non ci sono riusciti.
Miami resta però pur sempre una squadra un po’ arraffazzonata, costruita non sul principio dell’essere meglio della somma delle proprie parti ma più che altro sulla speranza che le parti non si ostacolino troppo tra loro. Per cui se da un lato resta sempre la sensazione che ci sia qualcosa di profondamente ingiusto nel modo in cui è stata messa insieme dall’altro sono veramente curioso di vedere la loro pallacanestro.
Consideriamo che il probabile quintetto del quarto quarto, Wade-Miller-James-Bosh-Haslem: non so nemmeno in che ordine metterli giù, e se sulla carta hanno tutte le caratteristiche necessarie dall’altra beh, il miglior playmaker è un’ala, il centro (?) poco ci manca che sia il più basso della frontline e tutta una serie di incredibili contraddizioni.
Per cui non posso dire di avere imparato ad amare questi Heat, però se vincessero il campionato potrebbero mettere una grossa pietra su tanti dogmi nba, dal ‘ci vuole il centro per vincere’ al ‘ai playoff si gioca solo halfcourt’ e via dicendo, e aprire la strada a un basket del futuro con ruoli completamente nuovi.
| 2010-11 Roster | |||||||
| NUM | PLAYER | POS | HT | WT | DOB | FROM | YRS |
| 50 | Joel Anthony | C | 6-9 | 245 | 08/09/1982 | Nevada-Las Vegas | 3 |
| 8 | Carlos Arroyo | G | 6-2 | 200 | 07/30/1979 | Florida International | 8 |
| 12 | Patrick Beverley | G | 6-1 | 185 | 07/12/1988 | Arkansas | R |
| 1 | Chris Bosh | F | 6-11 | 235 | 03/24/1984 | Georgia Tech | 7 |
| 44 | Da’Sean Butler | F | 6-7 | 230 | 01/25/1988 | West Virginia | R |
| 15 | Mario Chalmers | G | 6-2 | 190 | 05/19/1986 | Kansas | 2 |
| 4 | Kenny Hasbrouck | G | 6-3 | 195 | 08/14/1986 | Siena | R |
| 40 | Udonis Haslem | F | 6-8 | 235 | 06/09/1980 | Florida | 7 |
| 55 | Eddie House | G | 6-1 | 190 | 05/14/1978 | Arizona State | 10 |
| 5 | Juwan Howard | F | 6-9 | 250 | 02/07/1973 | Michigan | 16 |
| 11 | Zydrunas Ilgauskas | C | 7-3 | 260 | 06/05/1975 | Kaunas, Lithuania | 12 |
| 6 | LeBron James | F | 6-8 | 250 | 12/30/1984 | St. Vincent-St. Mary HS (OH) | 7 |
| 22 | James Jones | F | 6-8 | 215 | 10/04/1980 | Miami (Fla.) | 7 |
| 21 | Jamaal Magloire | C | 6-11 | 255 | 05/21/1978 | Kentucky | 10 |
| 13 | Mike Miller | F | 6-8 | 218 | 02/19/1980 | Florida | 10 |
| 45 | Dexter Pittman | C | 6-11 | 308 | 03/02/1988 | Texas | R |
| 42 | Shavlik Randolph | F | 6-10 | 236 | 11/24/1983 | Duke | 5 |
| 3 | Dwyane Wade | G | 6-4 | 220 | 01/17/1982 | Marquette | 7 |
A un certo punto qualcuno dovrà avere il coraggio di bussare alla porta dell’ufficio di Larry Bird e chiedere spiegazioni. Quando, e se succederà, secondo me lo troveranno in lacrime che guarda il dvd di Hoosiers in loop.

gli Indiana Pacers
Sembra che i Pacers siano in fase di ricostruzione dalla famosa rissa coi Pistons, e non è ancora finita. 4 anni senza playoff, stadio sempre vuoto, una sequela di arresti e disavventure ai giocatori che nemmeno i jailblazers. Questo è l’ultimo anno però, assicura Larry, a fine stagione si liquidano 35 milioni di contratti e poi si compra.
Nel frattempo si tira a campare come si può. Granger è la star della squadra, ma in questo ruolo ha dimostrato di patire un po’ la pressione e nell’ultima stagione è regredito anche nei numeri. Giovane promessa non lo è più nemmeno tanto, per dire è più vecchio di Lebron, ma forse ha solo bisogno di aiuto. In estate è arrivato Collison, che in un momento di esaltazione a inizio anno aveva fatto gridare un improbabile vendete Chris Paul che ormai è finito a destra e a manca. Poi appunto si è fatto il contrario, e il vecchio Larry Legend spera tanto di averla azzeccata stavolta. Certo il roster poi fa difetto in altri ruoli, l’ala grande in particolare non ce l’abbiamo, in compenso il rookie Magnum Rolle ha già vinto nome dell’anno e giocatore più improbabile ad aver fatto la squadra 2010/2011.
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Quando Dante alla fine della sua perigliosa discesa attraverso gli inferi giunge al cerchio dei peccatori più infimi, coloro che hanno tradito, si trova al cospetto di Lucifero stesso e lo descrive come un enorme essere mostruoso, immerso nelle acque ghiacciate di Cocito fino alla cintola, con grandi ali di drago e tre bocche che masticano e torturano continuamente i tre massimi traditori nella storia dell’umanità.
Il primo e più importante è ovviamente Lebron James. Ora la storia di James, come arco narrativo, è sempre stata associata simbolicamente alla religione. LeBron è il figlio prediletto di Cleveland, il prescelto, il salvatore e così via in un lungo elenco delle sue qualità messianiche. La sua storia personale, sbattuta in prima pagina dall’adolescenza in avanti, ricorda fin troppo da vicino quella del Jesus Shuttlesworth di He Got Game, personaggio che, anche nel nome, resta una metafora tra le meno velate della storia del simbolismo. Ora quello che è veramente affascinante è che, alla vigilia della tanto paventata fuga dalla natia Cleveland, questo ipotetico tradimento sembra avere assunto proporzioni tali che trascendono l’ambito sportivo. Una città intera trattiene il fiato, conscia di poter tornare in un amen nel dimenticatoio delle altre provinciali del basket, e Lebron rischia di passare nel giro di qualche mese dal messia a Giuda, il peccatore per antonomasia.
Se la sente James di farlo? Sportivamente potrebbe avere tutti i motivi del caso, e non tiriamo in ballo poi l’argomento ‘scelte di vita’: se c’è chi millanta che giocare e vivere a Dubai sia una bella esperienza formativa, figurarsi cosa succederebbe a tirare in ballo New York, la città delle città. Ma l’immagine ne uscirebbe veramente così a pezzi?
Gli altri due grandi traditori, per Dante, sono Bruto e Cassio, e anche se oggi possiamo dire che il tempo ha un po’ lenito il terribile ricordo della congiura contro Cesare, il sommo poeta apparentemente non gliela aveva ancora veramente perdonata. Chris Bosh è ovviamente Cassio, la figura di minore importanza rispetto a Cesare e allo stesso Bruto, l’esiliato ai confini dell’impero, il reietto e il motore della congiura. Bosh infatti non sembra avere intenzione di restare ancora in Canada, il più sicuro dei partenti, eppure non ha ancora firmato per nessuno, nonostante corteggiamento ci sia stato e anche pesante da parte delle squadre con soldi da spendere.
Wade allora diventa Bruto, che pilotò la congiura senza esporsi più di tanto e traendone il massimo vantaggio. Cesare era il suo patrigno, e quindi il tradimento di Bruto diventa anche parricidio, ma in questo scenario chi possiamo considerare tale? La figura autoritaria di Pat Riley, il padre putativo che ha creato il fenomeno Wade regalandogli il titolo? Oppure la città natale Chicago, che già sembrava sicura e pronta ad accoglierlo fino a qualche mese fa?
Avrei anche un’ultima teoria da considerare, e cioè quella della rilevanza storica. Bosh e Wade sono chiaramente, per risonanza mediatica, ancora un gradino sotto LeBron, ma questo se presi singolarmente, perchè insieme sarebbero un tandem guardia-lungo in grado di eclissare quasi chiunque altro su un campo di basket. E questa sarebbe la vera pugnalata al cuore di James, tale da renderlo per sempre irrilevante sugli albi d’oro, un altro di quei tanti campioni assoluti che hanno trovato la strada sbarrata da squadre più forti.
Questa sì che allora sarebbe una congiura. Perchè con tutto il rispetto LeBron, come Cesare ai suoi tempi, stava un po’ sulle palle a tutti.
Allora me voi proprio rovinà.
Ormai qualche settimana fa il presidente Obama ha ricevuto alla casa bianca i Lakers campioni in carica per la serata congratulatoria di rito. Quello che mi era sfuggito, nel discorso del presidente, è l’accenno, con tanto di mimo del bel gesto, al famosissimo layup di Jordan ai Lakers nelle finali ’91. Magic se la ride, Kobe è un po’ più tirato, però questo resta comunque un momento storico.
Sono un paio di giorni che ogni tanto riguardo questo video, che è una di quelle cose che ti diverte ma ti fa anche partire di testa. Nell’azione che poi ha effettivamente deciso la partita tra Oklahoma City e Atlanta, Jeff Green riceve palla a metà campo con 15 secondi da giocare, uno contro uno in isolamento contro Josh Smith, lo batte in palleggio e va a schiacciare di prepotenza.
Ok, la difesa di Josh Smith è alquanto sospetta, forse per stanchezza cerca solo la stoppata, o forse resta un attimo colpito anche lui dalla chiamata del gioco, che è effettivamente dare in mano la rimessa al tuo 4 a dieci metri dal canestro e dirgli inventa tu in palleggio con questo lato di campo libero. Quale allenatore sano di mente ti dice io me la gioco così, con la mia ala grande in penetrazione contro uno dei migliori stoppatori della lega? Pochissimi in teoria, ma la pratica è sempre un’altra cosa, le domande sono a trabocchetto e questa veramente non è più non solo l’nba, ma proprio manco la pallacanestro dei nostri padri.
Certo, Jeff Green non è veramente veramente un 4, ma se al draft ti capitano lui e Durant in una squadra che in quel momento non aveva veramente nient’altro un modo per farli giocare insieme lo trovi, e così se il tuo tre-e-mezzo subisce molto in certi frangenti ce ne sono altri in cui può battere agilmente i suoi avversari diretti, cerchi di massimizzare il guadagno di certi particolari matchup con schemi un po’ fuori dal seminato.
Anche Atlanta è una squadra costruita un po’ alla Renè Ferretti, senza un centro canonico 7 piedi, con un playmaker in affitto e tutta una serie di swingman molto talentuosi che però sembrano uno la fotocopia dell’altro, e come ruolo dichiarano vagamente di giocare più o meno sul perimetro. Riallacciandomi al discorso sfiorato l’altra volta parlando di Jennings, ecco, certi talenti probabilmente si adattano poco a certi allenatori o a certi sistemi di gioco più ‘tradizionali’, ma allenatori e general manager furbi ci costruiscono intorno tutto il resto, andando a volte anche contro il senso comune.
Quando funziona, come negli ormai leggendari Suns del ’7-seconds-or-less’ si aprono scenari da ‘allora un altro mondo è possibile’ e ‘tra dieci anni tutti giocheremo così’ (iperboli da giornalismo sportivo, sia chiaro) e Federico Buffa lo si sente sbavare durante le telecronache più gustose.
Con le loro terribili idiosincrasie che nemmeno due poliziotti di un buddy cop movie la coppia Durant-Jeff Green avrebbe fatto strappare i capelli a decine di allenatori esperti, e prima di questa stagione nessuno aveva scommesso forte sui Thunder, invece eccoli lì a metà stagione con un dignitosissimo 23-18.




