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E capisci che è venuto il momento di tornare a scrivere qualcosa, anche solo per condividere queste emozioni.

A sentirlo in una qualsiasi delle interviste rilasciate negli ultimi 8 mesi, non ci si capacita di come un giocatore così bearish possa anche essere uno dei più decisivi nei quarti quarti. Forse perchè ogni fan di Portland ormai ci ha messo una pietra sopra. Per ora, la vendetta coi Lakers in finale di Conference non s’ha da fare, figuriamoci l’anello. Ma basterebbe passare un turno, e ai gialloblu al Rose Garden non piace venire.

Guardatele bene le espressioni della panchina di Dallas. I Playoff sono questione di grinta ed identità. I Mavs non ne hanno, la distruggono ad ogni sessione di mercato. Portland non ce l’aveva, gliela distruggeva ogni bollettino medico.

Tra ieri e oggi è cambiato qualcosa: Buona Pasqua.

Scrivo questo post senza accenti e senza entusiasmo, poiche a inizio anno avevamo parlato del rischio di stallo che incombeva sul progetto “Blazers”. Tra infortuni, intrighi dirigenziali e, per motivi piu che ragionevoli, un certo distacco della proprieta’, lo stallo si e’ prontamente verificato.

La questione Oden e’ a un punto che rischia di essere considerato morto. Greg non ha una data di rientro stabilita, perche non stabilibile. Si puo continuare a sperare di averlo ai Playoff, ma questo non cambia il fatto che nemmeno per quest’anno, a meno di miracoli, McMillan avra’ la possibilita’ di inserirlo nel suo gioco.

Il suo cambio, Billa Vanilla, e’ out. Resta Camby, che ha un anno di piu e forse un po’ di voglia in meno. Ad aiutarlo, grazie a un colpo da fantamercato di quelli da restare a bocca aperta, sara’ Oberto.

Blazers' 2010 Summer Training Camp

Il gm, come avevamo gia scritto, e’ cambiato. A Rich Cho il compito di provare a rimettere in carreggiata il progetto che sembrava ideale di Kevin Pritchard, oppure quello di tentare nuove e rischiose strade.

Per ora si continua cosi, senza sostanziali novita’, sperando che il presunto indebolimento della Western Conference faciliti un piu dignitoso percorso ai Playoff. Sara’ necessario un salto di qualita’ da parte di Aldridge, finora troppo morbido in difesa e troppo monotono in attacco, e ovviamente un anno di clemenza dalla SFIGA.

Curiosita’ intorno a Wesley Matthews, sophomore da Marquette che ha ben impressionato lo scorso anno a Utah, dalla quale e’ stato strappato a cifre fuori mercato, e per il rookie Luke Babbitt. Dal reparto guardie esce invece la prima scelta 2008 Bayless, girato a New Orleans in cambio di una prima scelta, per la gioia di Belinelli. Da segnalare inoltre la fastidiosa situazione creata da Rudy Fernandez, uno che avrebbe le doti per diventare un Ginobili, se solo avesse un quarto della sua intelligenza.

C’e altro? Si, c’e Brandon Roy. Forse mi e tornato l’entusiasmo.

12 LaMarcus Aldridge F 6-11 240 07/19/1985   Texas 4
11 Luke Babbitt F 6-9 225 06/20/1989   Nevada-Reno R
88 Nicolas Batum F 6-8 200 12/14/1988   Lisieux, France 2
21 Marcus Camby C-F 6-11 235 03/22/1974   Massachusetts 14
33 Dante Cunningham F 6-8 230 04/22/1987   Villanova 1
5 Rudy Fernandez G 6-6 185 04/04/1985   Palma de Mallorca, Spain 2
1 Armon Johnson G 6-3 195 02/23/1989   Nevada-Reno R
2 Wesley Matthews G 6-5 220 10/14/1986   Marquette 1
24 Andre Miller G 6-2 200 03/19/1976   Utah 11
8 Patrick Mills G 6-0 185 08/11/1988   St. Mary’s (CA) 1
21 Fabricio Oberto C 6-10 245 03/21/1975   Las Varillas, Argentina 5
52 Greg Oden C 7-0 285 01/22/1988   Ohio State 2
10 Joel Przybilla C 7-1 245 10/10/1979   Minnesota 10
7 Brandon Roy G 6-6 211 07/23/1984   Washington 4
9 Elliot Williams G 6-5 180 06/20/1989   Memphis R

Partiamo da un dato: nelle ultime dieci stagioni i Dallas Mavericks hanno sempre superato le 50 W in stagione regolare. Significano dieci anni di playoff comodi, raggiunti con almeno lo .610, in una conference che in questo decennio è stata giusto un filo competitiva. Non ho il tempo di verificare, ma non mi viene in mente un’altra squadra che possa vantare un dato simile. Vanto fino a quando si parli di regular season ovviamente, perchè ai playoff poche altre squadre hanno regalato situazioni tragicomiche simili.

I Mavericks si presentano alla nuova stagione con un solo volto degno di nota: quel Tyson Chandler che non è riuscito a diventare un centro di nota nemmeno con Chris Paul. D’altronde Cuban lo aveva detto, accortosi di aver modificato un pò troppo spesso gli equilibri della squadra, quest’anno si punta sulla continuità del gruppo. Ci si aspetta un Butler più decisivo di quello visto nella seconda metà di stagione, ma le 16 primavere Nba del caro Giasone danno poca tranquillità.

"Mark, Nowitzki ha rinnovato!"

Diciamolo pure, la squadra non ha speranze di titolo, ed è un peccato. Gente come Kidd e Wunderdirk ne meriterebbero uno ad honorem, ma lo sport insegna che quando si buttano via certe occasioni poi è difficile riprendersi. 49W, giusto per rompere quella striscia che è più un peso che un pregio, tanto quest’anno a Dallas si gioca il Superbowl e i Cowboys stan facendo piangere, chi vuoi che se ne accorga?

 

2010-11 Roster
NUM PLAYER POS HT WT DOB FROM YRS
8 Alexis Ajinca C 7-0 220 05/06/1988 Saint Etienne, France 2
11 Jose Barea G 6-0 175 06/26/1984 Northeastern 4
3 Rodrigue Beaubois G 6-0 170 02/24/1988 Pointe-a-Pitre, Guadeloupe 1
17 Dee Brown G 6-0 185 08/17/1984 Illinois 2
4 Caron Butler F 6-7 228 03/13/1980 Connecticut 8
35 Brian Cardinal F 6-8 240 05/02/1977 Purdue 10
6 Tyson Chandler C 7-1 235 10/02/1982 Dominguez HS (CA) 9
1 Adam Haluska G 6-5 210 11/16/1983 Iowa R
33 Brendan Haywood C 7-0 263 11/27/1979 North Carolina 9
20 Dominique Jones G 6-4 215 10/15/1988 South Florida R
2 Jason Kidd G 6-4 210 03/23/1973 California 16
28 Ian Mahinmi C 6-11 230 11/05/1986 Rouen, France 2
0 Shawn Marion F 6-7 228 05/07/1978 UNLV 11
21 Steve Novak F 6-10 240 06/13/1983 Marquette 4
41 Dirk Nowitzki F 7-0 245 06/19/1978 Wurzburg, Germany 12
92 DeShawn Stevenson G 6-5 218 04/03/1981 Washington Union HS (CA) 10
31 Jason Terry G 6-2 180 09/15/1977 Arizona 11

 

 

Su Olimpia – Knicks si è scritto già tanto e letto ancor di più.

La partita difficilmente sarà agonisticamente emozionante, a memoria soltanto i Celtics a Roma contro i Raptors non considerarono la tappa come uno scrimmage, ma lì era questione di messaggi da lanciare, di anelli da vincere, di ubuntu.

L’allenamento di questa mattina non fornisce infatti diverse indicazioni: sgambate, test dei canestri, due schemi provati tanto per, coach D’Antoni osserva a malapena. Tanto vale concentrarsi sui dettagli di contorno allora: Curry, come previsto, non c’è; Azubuike svolge esercizi di elasticità a bordo campo, Amar’e si allena senza occhiali, Felton è tarchiatello, Chandler un tamarro.

A fine allenamento il magazziniere, calciofilo al punto di chiamare la figlia come una nota squadraccia italiana, fa dei numeri che manco Steve Nash, poi porta ghiaccio a volontà per fasciare schiena e ginocchia a, tra gli altri, Gallinari.

La sgambata si conclude, Marzorati viene in soccorso di Gallinari indirizzando attenzione e decine di bambini verso Stoudamire perchè, come dice lui: “ragazzi, il più forte è quello col cappellino nero!”.

Campo e palloni passano quindi all’Olimpia, con rinnovate ambizioni, diversi volti nuovi, ma stesso “allenatore”.

Per i bambini presenti, Hawkins sostituisce Danilo, anche se la curiosità va inevitabilmente verso Pecherov, ex Minnesota. Non sarà un centro, ma a Milano non si vedeva una stazza simile da anni. Ha ovviamente legato con Maciulis e Petravicious, con cui forma la poco invidiabile coppia di lunghi più brutta d’Italia.

Pecherov in azione contro i Looney Tunes

Ci eravamo lasciati qui.

Cinque mesi dopo, George Karl è tornato. Lo ha fatto rilasciando un’intervista a David Aldridge, in occasione di una serata benefica per la lotta al cancro. Quel cancro che ha provato a metterlo sotto due volte e lo ha costretto a un pesante ciclo di radio e chemioteramia che ce lo ha restituito con quasi 20kg in meno e notevoli fastidi alla gola. Ma i fastidi passeranno, la sua grinta resta perchè: “My drive is to coach.

Dal palco degli ESPY, dove ha ritirato il premio in onore di Jimmy V,  ha inoltre lanciato un diretto appello:

Per la serie "Cose che sarei disposto a sacrificare" e "Cosa mi tocca fare"

Chi avrà avuto modo di seguire la diretta dello speciale Espn, sarà probabilmente rimasto deluso. Se non dalla decisione de El Tonto, dalla pochezza dello spettacolo messo in piedi. Mi aspettavo qualcosa di molto più gustoso da un popolo che è capace di tenerti incollato allo schermo al minimo evento sportivo, politico o catastrofico. E’ stato invece banale: nelle domande, nelle risposte, e negli interventi da Domenica Stadio dei presenti in studio.

Ho quindi iniziato a pensare quanto mi sarebbe piaciuto vedere qualcosa di diverso. Ad esempio Kobe mentre si guarda il suddetto speciale. Se solo i due avessero un rapporto più amichevole, Phil Jackson gli avrebbe probabilmente detto di passare a casa sua con la squadra. Ce li vedete Fisher, Blake, Gasol, Ron Ron, Odom e Bynum  togliere il sonoro e a turno fare il doppiaggio di LeBron, tanto per ridere di lui per l’ultima volta? Dico ultima perchè poi P-Jax avrebbe detto due parole, spiegando come questa sia una scelta dettata dalla paura, e di come la paura tornererebbe a togliergli il sonno in caso di una sconfitta in Gara 1 a Los Angeles. Perchè Jackson è a quota 48, e possiamo tranquillamente aspettarci di alzarla a 51 prima delle Finals 2011. E Kobe? Non serve nemmeno spiegarlo, potevano forse servirgli uno stimolo migliore per prendersi il sesto? Se ce la fa altro che pareggio, qui lo dico e qui lo nego: togliamo il never dalla foto.

Avevano ragione le fonti cui non credevo. Non ci credevo perchè vedevo troppo minaccioso il faccione di Stern, sicuramente più allettato da una east conference più succulenta che mai (alzi la mano chi non avrebbe voluto vedere un ipotetico scontro Wade+Bosh vs Rose+James vs Paul+Stoud, senza contare Orlando e Boston), e perchè credevo LeBron troppo pieno di sè per buttarsi fra le rassicuranti braccia di Wade e Bosh pur di vincere. Mi sbagliavo.

I casi sono due: o è convinto di tenerseli entrambi a un livello inferiore (su Bosh non ci sono dubbi, ma il padrone di casa è Wade, e come giustamente facevan notare “He’s going to be the Alex Rodriguez to Dwyane Wade’s Derek Jeter”, per chi ne mastica di baseball), oppure negli ultimi due anni ha preso due mazzate psicologiche così grosse da fargli passare la voglia di prendersi anche solo il minimo rischio di non vincere più. Perchè a Chicago avrebbe avuto un quintetto sulla carta sicuramente migliore di quello che Miami avrebbe schierato senza di lui, così come ai Clippers, così come a New York tra un anno. Ma il ragazzo, nonostante i riflettori, i milioni di dollari e uno stuolo di riverenze mai riservate prima a uno con le dita libere, ha evidentemente perso un pò di sicurezza. Chissà, magari pensa a una dinastia per poi prendersi i meriti singolarmente da un’altra parte, ma per ora la decisione va in quel unico senso, e la sua faccia non mente, visto che per tutta l’intervista ha fatto fatica a tirare fuori un sorriso.

Toccherà a Spoelstra far finta di gestire la squadra, incrociando le dita affinchè i tre amiconi non inizino ad alzare la cresta, perchè da domattina il mondo cestistico al di sopra delle Everglades ha un solo obiettivo: vederli perdere. Suona antisportivo? Lo sarà solo nel momento in cui ci dimostreranno che questa è una mossa volta anche a creare un bel basket, a innovarlo. Welcome to Miami cantava Will Smith, ma l’unica colonna sonora adatta porta la firma di un noto gratta e vinci.

Era nell’aria, e di tutti i Phessoni in giro a farsi corteggiare, era anche probabile che fosse lui il primo ad andare al sodo. Deve essere fatto così, alla “crap or get off the pot“: 100mln per 5 anni, cade il primo pezzettino del domino di questo mercato. E alla faccia del pezzettino, perchè New York fa una grandissima mossa:

  • Amare conosce Mike, e Mike conosce Amare. Sanno cosa si possono dare, e se si sono rivoluti non è certo per ricreare casini in spogliatoio. “Se sono su questa panchina è anche per le grandissime cose fatte da Stoudamire quando abbiamo lavorato insieme”, le prime parole di D’Antoni.
  • Questa mossa te ne lascia aperte molte altre. Perchè questo è un giocatore che gli altri big considerano tantissimo, non a caso Lebron lo voleva a tutti i costi ai Cavs (dove invece arrivò Jamison), e in queste ore si moltiplicano i rumours sui vari Phessoni pronti a raggiungerlo, questa o la prossima estate. Ma Stoudamire rimane anche il miglior lungo per ricever palla in movimento, il suo devastante lavoro con una pg di alto livello è sotto gli occhi di tutti, occhio quindi a quelle che stanno cercando di liberarsi: Paul e Parker.
  • Perchè uno così non sarebbe arrivato se all’incontro Walsh non gli avesse raccontato un piano coi fiocchi, e se questo ci crede New York ritrova il fermento che aspetta da anni.

New York attende, ma conoscendola già sogna quella legittimazione che due soli titoli non possono concedere a chi si proclama città più grande del mondo, franchigia più preziosa di tutta la Nba. Ci vediamo al Forum, Stoud.

In ottica “caccia al free agent”, i Knicks non sono più in una situazione privilegiata come sembrava tempo fa, all’insediamento della coppia Walsh-D’Antoni. Al momento non sembrano infatti la meta adatta per chi vuole tutto e subito, e malgrado le motivazioni siano molteplici, ci prendiamo una pausa dai rumour di mercato e dalle fantaformazioni per ridacchiare (un pò da infami, ma vabbè..), del “peso” principale.

In una delle sue prime interviste post-draft, Andrea Bargnani raccontò di come la Nba avesse obbligato tutta la “classe” a seguire dei brevi corsi per aiutarli nelle piccole cose: adattarsi alla lega, trovare casa, capire le regole, non farsi fregare i soldi.

Stando alcuni recenti articoli, i casi sono due: o nel 2001 queste lezioni non c’erano, o Eddy Curry s’era dato malato.

Come può un ragazzo che negli ultimi due anni ha guadagnato $273,000 per minuto giocato finire in bancarotta? Semplice, se le partite giocate sono in realtà 10, ancor più facile se dal conto escono mensilmente 6000 verdoni per il cuoco personale (la sua linea parla chiaro d’altronde), 30000 dollari di spese di mantenimento della casa e 1075 di pay-tv (avrà visto dei porno che noi umani non possiamo nemmeno immaginare).

Soulmates.

La documentazione di queste spese esce dritta dritta da un tribunale. Il caro Eddy, dopo aver firmato un prestito semestrale da $570000 a Las Vegas (unico stato in cui è possibile un tasso del 85%), ha dovuto infatti dimostrare l’impossibilità di farvi fronte davanti ad un giudice.

Ingenuo ma generoso, visto che da tale documentazione apprendiamo anche che Curry spende 17 testoni per la servitù e 16 per i parenti, che per ringraziarlo di cotanta generosità son scappati con alcune delle sue 12 lussuosissime auto (quelle che ancora non gli avevan sequestrato, ovviamente). Insomma, se fate Curry di cognome e abitate sulla costa est conviene fargli una visita di cortesia.

Dulcis in fundo, deve 350000 dollari a Juwan Howard. Non so voi, ma credo di aver capito perchè quest’ultimo non s’è ancora ritirato.

Per aiutarlo, quest’anno i Knicks gli hanno anticipato 2 milioni del suo contratto (ne aveva chiesti 8). Dite che per ringraziarli Curry non esercita l’opzione per gli 11 dell’anno prossimo?

Jalen Rose, vincitore di entrambe le modalità "Peggior Vestito" e "Miglior Pigiama"

Ancora poche ore e si comincia. Le “war room” sono pronte, perchè stanotte inizia a delinearsi il futuro prossimo della lega.

Non è un draft qualsiasi, è ricco di talento ed è strettamente collegato al mercato dei free agents che partirà a Luglio. Come sempre, in questi giorni e in queste ultime ore fioccano i rumours.

Su Portland non si capisce niente, ormai nessuno nasconde la data di scadenza appiccicata sulla fronte del suo Gm, eppure Kevin Pritchard sembra indaffarato come e più di sempre: ha sganciato due milioni per scalare 10 posizioni dalla pick #44 alla 34, e sembra abbia offerto Rudy Fernandez a Toronto per arrivare alla tredicesima.

New Jersey sembra essersi orientata su Derrick Favors, in tal caso potremmo escludere di vedere uno tra Bosh, Boozer o Amarone in maglia Nets.

Sarebbe davvero romantico se Gordon Hayward si “fermasse” in Indiana, la coppia con Taylerone Hansbrough renderebbe i Pacers squadra simpatia dell’anno: la voce era d’obbligo, più difficile però vederlo alla decima pick.

Dopo lo scambio con Phila (abbastanza sconcertante), i Kings sembrano orientati a prendere Cousins. Il ragazzo è una scommessa: ottime gambe e mani, è già ottimo per spazzolare quel che passa sotto canestro. La stazza c’è, deve fugare i dubbi di chi lo vede tendente a metter sù ciccia e troppo acerbo e pigro in difesa. 19 anni, nella situazione giusta può diventare dominante, se invece non verrà aiutato a crescere farà flop.

I top team sono invece più silenziosi, anche se si mormorano strani movimenti di Boston (offre Perkins per una pick alta?), e Miami (Beasley saluta?).

L’impressione è che, con o senza trade da prima pagina, stanotte si scriva davvero un capitolo fondamentale dei prossimi anni. Mal che vada, ci ritroveremo a far la classifica dei meglio/peggio vestiti.

Mo Taylor, l'anno scorso a Milano per un corso d'aggiornamento d'eleganza.

E’ tutto, scusate la forma precaria e il ritardo del post causa modalità balneare.

The Past, The Present, The Future

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