* (quelle che non hanno i miei Celtics)
In una stagione così particolare è probabile che le valutazioni sui rookie fatte prima del via saranno stravolte dal campo, e già qualcosa possiamo dire dopo quasi un mese di partite. Nel mio caso, dopo la sbornia dei primi giorni di League Pass gratuita, ovviamente lo sguardo è progressivamente diventato più generale (quindi basato su filmati sparsi) ma da qualche giorno sul mio digitale terrestre si sono nuovamente materializzate le immagini di Sportitalia quindi posso tornare a ubriacarmi di grande pallacanestro. Tenere d’occhio i rookie è una mania di ogni appassionato, specialmente durante la stagione regolare, visto che soltanto nei playoff l’unica cosa che conta è il risultato. La stagione regolare, anche questa che è più breve quindi più tesa agonisticamente dato che tempo per recuperare in classifica (in caso di partenza negativa) ce n’è di meno, si presta all’osservazione dei fenomeni collaterali del campionato più bello del mondo. Per quanto riguarda i rookie, oggetto di questo post, a prima vista spiccano due figure: intanto quella predestinata del play di Cleveland Kyrie Irving, già capace di fare la differenza in un team in netta crescita. Il ragazzo si fa notare per la facilità nel concludere sia in traffico che da fuori e per l’atteggiamento positivo che aiuta i “vecchi” Jamison e Gibson a giocare una pallacanestro produttiva. Ho sentito un Dan Peterson perplesso al riguardo: meno grappa, coach! Seconda figura, forse addirittura più evidenziata dai media perché portatrice di qualche dubbio in più, quella del funambolico Ricky Rubio. L’avvocato Buffa in questo caso fu profetico per quanto riguarda l’impatto cinematografico dello smilzo iberico, ora attendiamo le contromisure degli avversari. Tra gli altri, uno davvero buono mi sembra Kawhi Leonard degli Spurs, giocatore dal fisico scultoreo che mette in secondo piano fondamentali eccellenti. Il prodotto di San Diego State mostra precisione al tiro e ferocia agonistica e ha già il benestare di un duro come coach Popovich: è lui il terzo rookie sul mio personalissimo podio. In generale mi sembra un’annata che porterà tanto futuro NBA da parte dei giocatori al primo anno, ma oggi ho voluto premiare soltanto i tre che più mi hanno visivamente impressionato. Posso però affermare che nei meandri dei vari roster si nasconde talento a iosa, il problema sarà semplicemente incanalarlo nella giusta direzione. Ci sono almeno 20 rookie che sono destinati a una carriera almeno decennale in questa lega, alcuni dei quali potrebbero dominare nel proprio ruolo, ma per il momento mi fermo qui. Ebbene sì, per ora faccio finta di ignorare chi segna 15 punti a partita negli indefinibili Nets o chi diventa profeta in patria al freddo del Wisconsin, così come pretendo più vittorie e più leadership dalle pur lodevoli guardie emergenti in maglia Pistons o Bobcats: gente di sicuro avvenire, sia chiaro.

2 commenti
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20/01/2012 a 21:17
Valero
Terrei d’occhio anche Klay Thompson dei Warriors, che dopo un inizio difficile si sta confermando come al College un tiratore clamoroso.
21/01/2012 a 11:12
piervi23
Era anche ora che Thompson venisse fuori! :-D
In generale comunque concordo, e gli “espertoni” NBA dovrebbero farsi un esame di coscienza: tutti giù a dire che era uno dei draft più scarsi degli ultimi anni, e intanto Irving ha cifre sinistramente simili a quelle di Paul al primo anno (anche se ha troppe perse) , Williams sta facendo più che bene, etc.