Si parla molto in America della scellerata gestione della serie contro Dallas da parte delle stelle dei Thunder. Non pare esserci molta sintonia tattica e neanche umana tra i due fenomeni, che tali restano anche dopo questa dolorosa eliminazione ma che hanno mostrato limiti preoccupanti. Attenzione perché il fatto di essere giovani non vuol dire che il treno passi una seconda volta. Ci sono stelle che non hanno mai giocato una finale NBA, con i regolamenti attuali le squadre che ora sembrano scadenti possono prendere il posto di Oklahoma City in qualsiasi momento. Secondo me i Thunder erano da titolo, erano completi tecnicamente e fisicamente ma la squadra è nelle mani di un coach mediocre che va dalla prima all’ultima settimana con la stessa mentalità, incapace di aggiustare le cose e di imparare dagli eventi improvvisi, leggi l’esplosione in regia del panchinaro Maynor nella trionfale garadue. Il vero colpevole dell’eliminazione, almeno sul campo, resta il cafone Westbrook, giocatore esaltante per faccia tosta, velocità e atletismo ma piccolo uomo che non ha rispetto per compagni e avversari e che pensa che il mondo sia popolato da una massa di figuranti al suo servizio. Garaquattro e garacinque le ha perse lui con una marea di boiate frutto di egoismo e inesperienza. Si ricordi, il signorino, che un certo Michael Jordan non ha mai avuto problemi a farsi aiutare dai vari John Paxson e Steve Kerr per vincere le partite. In America se ne parla, su questo blog un po’ di meno, quindi volevo tornarci un attimo su. Tutto qua.