Negli ultimi dieci giorni, accanto alle dovute macumbe anti-Miami che dovrebbero occupare i 5 minuti prima di dormire di ogni appassionato di basket che si rispetti, l’argomento è stato uno. E uno soltanto. Lo sweep subito dai Lakers. 4-0 e a casa. Gasol che è diventato quello scarso dei due. Bynum che oltre ad essere scarso (sarà colpa della penuria di centri, ma di giocatori overrated come lui secondo me ce ne sono in giro pochi) ha pure perso la brocca. Il mercato sbagliato anche se tutti dicevamo che era giusto. Lo spogliatoio che si è rotto. Phil Jackson e Kobe che da soli il miracolo non l’hanno saputo fare. Tutto questo e tutto il resto.

Però, nella mia testa rimane un però. Va bene tutto. Vanno bene davvero tutte le scusanti possibili. Ma i Lakers di quest’anno mica erano i T’Wolves (paradigma delle squadre scarse, ndr). Erano comunque una squadra che in regular season ne ha vinte 57, non 13. E che al primo turno dei playoff ha preso a pallate gli Hornets del tanto decantato CP3. Ok, a proposito, già che ci sono la dico. Neanche lui mi convince del tutto. Buono è buono, ci mancherebbe. Ma forse non così come ci vogliono far credere. E visto che son qua, mi tolgo un altro sassolino dalla scarpa: sarà il secondo fenomeno della combriccola, sarà quel che sarà ma io Westbrook non lo posso vedere. Mi sembra la versione ancora più sbruffona di Marbury. Un Kenny Anderson che sa giocare a basket, per dare l’idea.

Ad ogni modo, fine OT. Stavo dicendo che i Lakers arrivati al secondo turno, pur con tutti i problemi che si stavano portando dietro non erano al disarmo (perchè problemi del genere te li porti dietro da un pezzo. Non ci credo neanche morto che basta la storia delle fidanzate che si intromettono per far crollare tutto il castello. Soprattutto se sul trono c’è il maestro Zen). Era comunque una signora squadra che qualcuno doveva riuscire a battere. E per questo mi sembra giusto dedicare due righe a quelli che ce l’hanno fatta, ovvero i Mavs di quel genio del male di Mark Cuban.

Si è rotto Butler? Che problema c'è? Sugli scarichi ci penso io, tranquilli. Va beh, prendiamo Peja allora. Malfidenti.

Dallas quest’anno sembra la sorella maggiore e responsabile di quella delle ultime esibizioni in post-season. La ragazza bruttina e impacciata delle serie TV, che però impara a mettersi in tiro e alla fine va al ballo con il quarterback della squadra di football. Prima ancora che sul campo, infatti, i Mavs sono cresciuti nella testa. Hanno capito di essere buoni e di poterlo far vedere.
Sono sempre più convinto che la chiave di volta sia stata gara 5 contro Portland. Diciamocela tutta, Dallas questo giro era esponenzialmente più forte dei Blazers nelle condizioni in cui sono arrivati ai playoff. Ma resta il fatto che era più forte anche del 90% delle squadre che negli ultimi anni l’hanno mandata a casa senza onore, senza gloria e senza le ventimilalire per essere passati dal “Via”. E dopo il due a due raggiunto dalla partita miracolo di Roy non era difficile ipotizzare l’ennesimo crollo psicologico e l’inizio delle vacanze anticipate, con conseguente invecchiamento precoce e ricovero coatto di Cuban. Invece, da quella partita in poi, Kidd e compagni ne hanno vinte 8 su 9, giocando tra l’altro un basket assolutamente non disprezzabile.

8 su 9, dicevamo. 2 coi Blazers, le 4 coi Lakers e 2 con OKC, andando a riprendersi il fattore campo subito dopo la sconfitta di gara 2. 8 su 9 ai playoff NBA non le vinci per caso. Le vinci prima di tutto perchè sei diventata una squadra che sa vincere. E a livello di carattere non credo ci sia nessuno che possa negare che in Texas è stato fatto un triplo salto mortale in avanti. E qui arriviamo al tema caldo della questione.
Perchè se si parla di carattere, quest’anno non si può non passare dalla Germania. E dai playoff che sta facendo WunderDirk Nowitzki. Dopo anni di accuse di essere buono ma soft, di sparire nei momenti decisivi, di essere un campione da Regular Season (appellativo un giocatore NBA di quel livello ritiene più offensivo di quelli che coinvolgono mamma, zia e sorelle tutte, pure quelle che non hai), di essere semplicemente un lungo che tira bene etc etc…beh, dopo tutti questi anni sembra essere arrivato il momento della riscossa tutta d’un botto.
Quello che sta facendo vedere il tedesco è qualcosa che fa bene al basket. E piuttosto che star qua a raccontarlo, lo faccio fare al video che immortala i 48 messi assieme in gara 1 con OKC. Ma non sono solo i 27,7 (ventisettevirgolasette!!) di media in post season. Sono i 7 e mezzo rimbalzi abbondanti. Sono i liberi tirati col 92,2 %. Sono gli scarichi col contagiri a punire ogni raddoppio. Sono le difese oneste messe in campo con giocatori con cui normalmente pagherebbe dazio. Sono i tiri “Von Braun”, per dirla alla Buffa, che per uno normale sono tiri impossibili e per lui sono 2 punti ogni volta che si alza su una gamba sola e fa partire una parabola che Ibaka si sogna tutte le notti quando abbraccia il cuscino chiedendo perchè non può marcare Odom o Gasol. Sono le facce cattive e i segnali del corpo che fan capire che se c’è da tirare fuori le palle, lui questa volta c’è. Alla faccia della lentezza alla Oliver Miller e all’elevazione di Danny Ferry.

Ma Nowitzki da solo ovviamente non basterebbe. Orlando docet. Per cui, un riconoscimento a Cuban per la squadra che consegnato quest’anno a coach Carlisle bisogna darlo. A partire dalla trade bomba dell’estate scorsa. Perchè in tanti siamo stati qui a esaltare il colpo di Perkins da parte di OKC, ma portare a casa Chandler in cambio di Dampier è qualcosa che parecchi GM si sognerebbero di notte. Chandler riempie l’area, va a rimbalzo, difende più che onestamente su tutti i centri che si trova di fronte e, soprattutto, non lo puoi mollare perchè raddoppi Nowitzki, come testimoniano i 4 rimbalzi offensivi a partita. In più energia, grinta e la faccia da duro quando serve, che in un ambiente come quello di Dallas serve come il pane. Tralasciando il fatto che Dampier non si poteva più guardare.
Dall’estate si è arrivati a gennaio, quando Caron Butler, secondo violino designato, ha fatto crack. Salutando tutti con largo anticipo. Che famo? Addio sogni di gloria pure per questo giro? Tutti a casa Cuban per le prime grigliate di maggio? Eh no. Facciamo che firmiamo a niente uno Stojakovic in condizioni orribili e lo aspettiamo con calma. E nel frattempo, ci pensa il Jet Jason Terry (il più finto sesto uomo mai visto nella lega) a tirare fuori la miglior stagione che si possa sognare. Tanto ai playoff ci arriviamo comunque, e poi i conti li facciamo là. Beh, i conti li stanno facendo. E per il momento hanno ragione loro. Perchè Peja si è ricordato che quando serve la sua resta una delle più belle ed efficaci meccaniche di tiro degli ultimi 10 anni. Perchè Kidd a 38 anni sta in campo quasi 35 minuti a partita predicando letteralmente basket. Perchè Marion sembrava finito un paio di anni fa e invece è finito un par di cazzi. E perchè quel matto di JJ Barea sta sconvolgendo i playoff da 1 metro e 80 scarso d’altezza.

72 anni in due. Ma vaglielo a dire.

Tutto questo non vuol dire che Dallas sia la squadra più forte del lotto, sia chiaro. Metti che di là trovi Miami, che fai? Se Marion può teoricamente accoppiarsi con LeBron, Wade rischia di diventare un rebus difficile da risolvere per Carlisle. Terry e DeShawn Stevenson possono tenerlo per una serie intera? E alla prima volta che Matrix ha problemi di falli che fai? Ci metti Peja sul Phessone? Gramuccia, come minimo. D’altro canto lo voglio vedere Bosh su questo Nowitzki. Ma per ora è presto. Nel caso ne parliamo tra una settimana. Stanotte intanto c’è gara 4 e OKC ha già dimostrato di potersela giocare ogni volta, per cui conviene buttare gli occhi su quella. Ho scritto fin troppo, ma i Mavs un po’ di spazio se lo meritavano. E per una volta, non per le esibizioni di Cuban a Dancing with the Stars.