Dall’orgia di scambi che ha sconvolto il campionato più bello del pianeta c’è ovviamente chi è uscito con la testa che gira come un mappamondo, leggasi il buon Jeff Green passato dall’essere uno dei vertici di un triangolo ad ammirare dalla panchina gli stendardi della leggenda. C’è di peggio nella vita, caro Jeff, potevi finire pure sul (libero) mercato come un Al Thornton qualsiasi, uno degli ennesimi mezzi giocatori che per un quarto d’ora avevamo scambiato per stelle nascenti. Un piccoletto è invece uscito ingigantito dalla nuova situazione: è il play dei Nuggets Ty Lawson che, terminato l’apprendistato alle spalle di Billups, si è impadronito della franchigia. No, non fatevi strane idee, non guadagna ancora abbastanza da diventare presidente della squadra orfana di ‘Melo; più semplicemente sta mettendo in pratica la filosofia di gioco del suo coach, uno a cui non è mai dispiaciuto veder correre i propri giocatori da una parte all’altra del campo con l’obiettivo dichiarato di terminare la partita con almeno 100 punti totali segnati. Pazienza se spesso i Nuggets finiscono anche per subirli, tanti punti. Stanotte contro Utah, in trasferta, una boiata di Kirilenko ha evitato il supplementare ma era stato Lawson a vincere un duello a tutta velocità con Harris protrattosi a lungo durante la partita. Rispetto a molti play di nuova generazione, che corrono come ghepardi ma che hanno un tiro da fuori molto discutibile, il piccolo Ty ha una mano eccellente dalla lunga distanza, cosa che lo rende attaccante di rara pericolosità vista la facilità di alternare le soluzioni. E’ un buon passatore ma ovviamente non ha l’esperienza per gestire sempre il gioco, infatti coach Karl gli affianca per molti minuti Felton per distribuire meglio le responsabilità della regia. Dopo la trade Denver ha perso una sola partita e ha grandi possibilità di fare i playoff, cosa non del tutto scontata al momento dell’addio alla stella da Syracuse. Che la dirigenza avesse fatto un gran colpo facendosi dare in cambio di ‘Melo molto più di quanto si pensasse lo avevamo capito tutti e subito. Che però la spinta decisiva sarebbe venuta dall’ex play di riserva, promosso dal coach nonostante l’arrivo di un Felton in grande spolvero, non ce lo aspettavamo. Non è Iverson e non lo sarà mai ma un posto in questa lega per un decennio non glielo toglierà nessuno, a parte il lockout…