Se dici Matthews a Varese secondo me ancora oggi qualcuno (più di qualcuno) ha un mancamento.
Non perchè porti rogna ma Wes Matthews era un play di quelli che nel campionato italiano arrivavano tra gli anni 80 e 90 e vincevano i campionati da soli. Un altro, per dire era Larry Wright.
Wes Joel Matthews arrivò nel 1989 in una Varese che aveva uno Stefano Rusconi al primo salto sulla pedana che precede gli altri due e il carpiato, Corny Thompson, un ala grande tutta sostanza perennemente sovrappeso ma inspostabile, Cecco Vescovi e Meo Sacchetti a completare un quintetto (e leggere 3 italiani e nazionali in una squadra oggi fa tenerezza, quasi). Squadra buona sì ma a cui mancava la pazzia. Matthews appunto.
Veniva diretto dai Lakers, dopo una carriera da girovago dell’NBA scelto da Washington nello stesso draft di Joe Barry Carroll (anche lui in Italia all’Olimpia) Kevin McHale, Kiki Vandeweghe, Larry Drew (anche lui in Italia a Pesaro e oggi allenatore degli Hawks) e con l’etichetta di amico intimo di Magic Johnson e “giocatore con più talento mai allenato da Pat Riley”.
E lo diceva Riley eh, non la zia.
Fate ora il calcolo di chi aveva allenato il Gordon Gekko dell’NBA.
Arrivò a Varese il tempo di diventare il nuovo Larry Wright, roba da funambolo vero, un Iverson ante litteram nel campionato italiano che sembrava fosse lì per trascinare Varese al titolo contro la Pesaro di Cook e Daye (ci torneremo, sul secondo). C’era solo un intoppo, piccolo così, la testa.
Matthews viene espulso all’All Star Game per un cazzotto in bocca ad Oscar Schmidt, preso sott’occhio qualche partita dopo prenderà una lunga squalifica per avere sputato a un arbitro. 5 giornate.
Varese lo taglia dopo 13 giornate, chiama Frank Johnson (passato dalle parti della panchina dei Suns di recente), grande playmaker ma al dunque contro Cook e Daye non basta. Varese perde in finale contro Pesaro.
Quasi vent’anni dopo, nell’NBA una delle sorprese dello scorso anno aveva il nome di Wesley Matthews. Beninteso, figlio di Wes Joel Matthews (evviva la fantasia) di cui sopra (che poi ha chiuso la sua carriera per la CBA prima che Thomas Isiah la facesse fallire).
Il giocatore è l’opposto del padre, una guardia sì, ma soldatino. L’ideale per un allenatore come Sloan che stravede per lui e lo preferisce al bello Korver. Chiude il suo primo anno ai Jazz partendo dalla panchina per 34 volte con più di nove punti di media, tanti per una squadra con Deron Williams e un gioco molto interno non sono pochi. Nei playoff arriverà a 13 di media con la chiusura dell’onore delle armi ai Jazz da parte dei Lakers nelle semifinali di conference. Il giocatore c’è, discreto tiratore da tre ma soprattutto “knows the game” ha cervello, quello che mancava al padre, e riceve subito la proposta di contratto dai Blazers, dove diventa sesto uomo di riferimento per le guardie e veleggia per ora, sui dieci di media. Non stento ad immaginare la contentezza di Sloan di perderlo. Uno così poteva tranquillamente essere suo figlio. Ma si sa, l’NBA è fatta di contratti e 34 milioni in 5 anni sono da un certo punto di vista anche troppi, impossibile dire di no. Difficile non dire che i Blazers abbiano visto in lui il giusto ago della bilancia per controbilanciare le lune di Batum e l’apatia di Fernandez. Dopo un anno di NBA non so se vi rendete conto ma è tanto. Tantissimo. Per uno che fino a dodici mesi prima non era neanche stato scelto.
Insomma, father and son verrebbe da dire.
Pensa solo se il padre avesse avuto la testa del figlio.


4 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
05/11/2010 a 10:07
Zak
Matthews idolissimo!
Sono contento che anche a Portland riesce a trovare un bello spazio, anche se dalla panca.
Peccato per Utah, ma effettivamente l’offerta di Portland era difficile da pareggiare.
05/11/2010 a 11:36
Gabriele
Bella storia…ma del Gallo di stanotte? Nemmeno 2 righine scriviamo?
Pure ESPN America stamattina gli ha dedicato una “chart” durante SportsCenter…
05/11/2010 a 11:45
giorgiop
ce ne è un’altra in draft e parla di Pesaro
05/11/2010 a 12:34
diamonddog
Il Gallo ne ha fatto 24 pesanti ma non dimentichiamoci che il Mago sta andando a 24 di media (7° marcatore assoluto della Lega).
Pur con tutti i discorsi detti e ridetti (l’nba dei nostri padri, la patrenza di bosh e via andare) mi pare veramente un ottima partenza.