Non c’è niente da fare: Bargnani Andrea (il tizio lungagnone from Roma/Ostiense) è un giocatore destinato a dividere il pubblico.
Soprattutto quello italiano. E questo blog non fa differenza: equamente divisi tra bargnanisti convinti e l’esatto contrario (gente a cui solo il cognome – e non parlo del modo in cui lo pronunciano gli americani – fa venire l’orticaria), abbiamo deciso di dedicare un post multi-autore (nel senso che siamo in due) in cui vengono messe a confronto due opinioni di taglio opposto.
Un po’ come fanno certe riviste musicali quando esce un disco importante, ma che fa vomitare. Anche se non si può dire.
Comincia Giorgio P. Chè è più alto e che ci spiega perché Bargnani è un bluff. O Quasi.

Anvedi che coatto!
Ci scherzo su sopra ma il mio è un “Bargnani ni” più che no. Perchè a un certo punto l’oggettività è un quadro che bisogna tenere sempre stampato in mente quando si parla.
Il ni è il frutto di due lati del giocatore: quello che atterra a Fiumicino per giocare con la nazionale e che puntualmente è imbarazzante e fa virgola (e rabbia, per chi, come me, tiene alla nazionale italiana -solo quella di basket) e quello che gioca il mese prima dell’all star game a Toronto, che è un quasi sì. Un 6,5 diciamo.
Il problema di Bargnani, non suo di lui ok, ma pur sempre suo è che è stato una prima scelta e dalle prime scelte si aspetta qualcosa di più.
Guardate gli ultimi anni, tolti Oden e Griffin (ma lì non c’entra la tecnica bensì la sfiga): Rose ha una squadra in mano ed è una pietra angolare, Bogut è tra i primi 3 centri puri della lega, Lebron non ne parliamo neanche, insomma Bargnani è un briciolo sopra ai due infortunati. Per i motivi di cui sopra mi viene da dire che un giocatore così dopo 3 anni da una parte e l’altra del campo dovrebbe imporre una presenza, non accontentarsi degli scarichi e arrivare a chiedere isolamenti, proporsi ed incazzarsi.
Bosh, e questo non lo dice nessuno, non è stata una prima scelta e al confronto sembra a tratti il futuro Garnett (c’è da mettere su tanta difesa ok ma la via é quella), Bargnani sembra uno che passa per caso, un 2 e 11 che prende “quasi” sei rimbalzi a partita é sconfortante (a est) e quelli che prende li prende perchè gli cadono in mano.
Dorme sui tagliafuori, dorme sugli aiuti, in attacco fa la sua figura perchè ha mano. Ma non è un 5, è troppo lento per marcare certi 4 e ad oggi o si sveglia o rimane un equivoco bello grosso e di difficile risoluzione. La squadra è stata anche riempita di passatori per favorire la circolazione di palla ma lui sembra sostanzialmente fermo ad un anno fa.
E pensare a Bargnani senza Bosh vicino che porta via il miglior difensore e raddoppi non è più “consolante” ad oggi mette i brividi. (GIORGIOP)

Gli occhi della tigre
Io credo che il problema di Bargnani sia la faccia. Quella faccia lì, da sellerone. Un po’ rincoglionito, sempre pronto alla pennica e con l’espressione di chi, alla fine della fiera, non è poi così tanto interessato a vincere le partite. Perché l’importante è giocarle, il resto… ‘sti cazzi.
L’altro problema, se si può definire tale, è la sua avventura con la Nazionale italiana di basket.
Avventura che forse non è mai davvero cominciata e che può considerarsi travagliata fin dai tempi del suo rifiuto per motivi ampiamente condivisibili (voglio vedere cosa succederà quando Gallinari prenderà la stessa decisione. Perché la prenderà…). Capisco tutto, ma non riconoscergli l’attenuante dell’ambientamento in NBA e una carriera tutta ancora da costruire, è un’opera di pura malafede che neanche le dichiarazioni di D’Alema su Vendola.
Poi sì, quando è sceso in campo con la maglia azzurra non è mai riuscito a mettere in fila prestazioni degne delle aspettative, ma non credo che la colpa sia solo e soltanto tua.
Il fatto è che Bargnani non si può tifare: non ha l’attitudine del leader, è un timido, uno che la faccetta da cazzo giusta (quella da sbruffone/un po’ pirata e un po’ signore protagonista dell’amore) probabilmente non ce l’avrà mai. Il suo destino è quello dell’atipico antipatico.
Non è Paul Pierce, il talismano a cui attaccarsi anche in momenti di scarsa fortuna cestistica, il giocatore vessillo, la bandiera, ma è uno che lì tra i professionisti americani ci sta benissimo. E con merito.
OK, si può fare il triste gioco di andare a vedere le altre prime scelte del decennio appena terminato, se non i giocatori pescati dopo di lui nel suo giro di lotteria, ma chiunque segua il basket un pochino da vicino – non troppo eh – sa che con il senno di poi tutto può essere messo in discussione. Ma, appunto, del senno di poi son piene le fosse, dicevano quelli bravi, e anche in questo caso non credo sia giusto fare eccezione.
Quello che conta è un giocatore che al quarto anno lì, nel giro di quelli che contano, comincia a far vedere davvero di che pasta è fatto. A prendere rimbalzi che prima non prendeva (8 di media, son pochi, ma sono anche giusti), a difendere molto meglio che in passato (buono nell’uno contro uno e con una tendenza crescente a piazzare stoppate nei momenti chiave), a segnare punti importanti sia per numero – tra i 18 e 20 di media quest’anno – che per qualità, dimostrando di essere non solo uno spara-palloni al di là dell’arco dei tre punti, ma anche giocatore capace di entrare in area e andare a canestro e schiacciare.
Non solo: ultimamente sembra anche aver tirato fuori quei tanto sospirati attributi. Non strilla ancora, ma si carica spesso di responsabilità e palloni pesanti che prima faceva fatica a vedersi disegnati addosso. Insomma: si è preso il suo tempo, ma ora c’è. E sta crescendo.
Continuo a pensare che abbia la sfortuna di essere finito a giocare per una squadra fortissima sulla carta, ma disegnata male per quanto riguarda la sua applicazione reale. Sul campo. Una collezione di figurine che neanche il Milan di Leonardo, ma con molta meno fortuna. Mi piacerebbe vederlo giocare vicino a un centro più utile per le sue caratteristiche. Tipo il tizio col numero 12 che gioca con gli Orlando Magic. Lì si che ci sarebbe da divertirsi.
E lasciate perdere la Gazzetta e i suoi titoloni ad effetto che servono solo a far vendere copie. Noi sappiamo benissimo che Bargnani non è il fenomeno che dipingono lì, ma non riconoscerne il valore reale sarebbe altrettanto disonesto e degradante. (SALOC)

21 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
25/01/2010 a 14:31
giorgiop
6 e 50 di media come rimbalzi non sono 8 :)
e comunque su quello che dici tu “OK, si può fare il triste gioco di andare a vedere le altre prime scelte del decennio appena terminato, se non i giocatori pescati dopo di lui nel suo giro di lotteria, ma chiunque segua il basket un pochino da vicino – non troppo eh – sa che con il senno di poi tutto può essere messo in discussione” c’è saltata la reputazione per anni di gm, quindi è una cosa che conta.
E che fa considerare ad oggi, per dirne uno, Dumars non come quello che ha riportato il titolo a Detroit ma come “quello che ha scelto Milicic”. E se hai Bosh e prendi Bargnani e non prendi Roy (che si sapeva cos’era e soprattutto lo avresti preso quando dietro c’è il nulla) sei un cretino.
Ok non è colpa di Bargnani ma ste cose contano :) magari non per te ma lì sono un fattore determinante
25/01/2010 a 14:54
saloc
contano sicuro, ma al tempo stesso mi sembra troppo facile appoggiarsi a questo tipo di discorso (e bargnani non è un fallimento alla milicic. Ha comunque dimostrato di essere tra i migliori tre usciti da quel draft e dalla uno alla tre non è che i valori dei giocatori cambiano così tanto).
25/01/2010 a 15:17
giorgiop
il mio non era un paragone con Milicic eh. Era solo per dire che le scelte contano e ad oggi mi viene da dire che Toronto sarebbe sicuramente più quadrata con Roy vicino a Bosh
e il discorso mio è sempre lo stesso, il problema (per me) di Bargnani è che è stato una prima scelta. Fosse stato tra i primi 5 nulla da eccepire, ma da una prima scelta mi aspetto una pietra angolare
25/01/2010 a 15:19
saloc
beh ma su questo sono d’accordo anche io. l’ho detto che toronto è costruita male. lo è da un pezzo
25/01/2010 a 16:06
V
Nel merito, son più d’accordo con Saloc. Nel senso che io credo che un europeo di vent’anni che arriva nella NBA abbia più strada da fare di uno che è già nato di là, sia quanto a fisicità che ad atteggiamento: puoi essere maturo quanto vuoi, ma se sei cresciuto con amorevoli genitori all’Olgiata fai fatica a rapportarti con la media del professionista nato di là, e 4 anni possono essere ancora pochi per la maturazione completa. Poi è un lungo, e i lunghi maturano abbastanza dopo. Diciamo che è un investimento più a lungo termine, poi diventerà uno che sposta, anche se tecnicamente non lo vedo tanto pietra angolare di una franchigia se non sarà messo vicino a un giocatore di backline che segni tanto. E lì con la capacità di mettere la palla per terra ed il tiro che ha potrebbe entrare in una quantità di giochi a due (o essere il terzo del gioco a due) che molti coach si fregherebbero le mani.
Forse c’è (anche) una questione di educazione nella scarsa attitudine a caricarsi una squadra sulle spalle da parte di quelli nati di qua dall’oceano, e forse c’è anche il fatto che stampa compagni e avversari, se provi ad andare un po’ sopra le righe e sbagli, ti ammazzano. Se poi sei un italiano timido che ha avuto la sfiga di essere scelto con l’1 al draft, ti ammazzano, ti strappano il cuore con le mani mentre sei ancora cosciente, se lo mangiano e te lo ricagano in fronte.
Infine, like like like @”bargnani4concentrocheriempiel’area”. Ponendo che Howard non è proprio così facile da prendere, altri nomi? Bynum? Hibbert? Nené?
25/01/2010 a 16:47
giorgiop
Pure lì c’erano eh: Rasho prima e JO dopo. Il problema è che c’è Bosh e diventava una poltrona per due
25/01/2010 a 16:49
subliminalpop
Io sono per Bargnani nì. Secondo me non sta facendo male, certo non da scelta numero 1, ma come dice bene V, un giovane, lungo e europeo, cresce e si ambienta lentamente. Sulla questione nazionale glisso, sennò parte una raffica di bestemmioni…
25/01/2010 a 17:14
giorgiop
tornando sull’ambientamento degli europei
Se prendiamo come punto di riferimento Milicic ok. Se prendiamo Gasol fratelli, Novitzki etc non mi sembra abbiano avuto problemi di inserimento. E Novitzki per dirne uno è arrivato lì a vent’anni.
Magari sbaglio io
25/01/2010 a 17:16
saloc
bargnani è meglio di marc gasol non scherziamo!
25/01/2010 a 17:24
giorgiop
parlavo di velocità di inserimento.
Comunque Marc Gasol fa 14.8 + 9.6
Come centro tengo Gasol
25/01/2010 a 17:27
V
Vero per i Gasol. Nowitzki coi punti c’è arrivato al terzo anno sopra i venti, ma aveva anche Nash di fianco e comunque l’han chiamato Irk (no D) ancora per un po’. C’è anche da dire che il minutaggio di Andrea l’hanno centellinato nei primi due anni, sempre tra i venti e i venticinque minuti. (ma qui l’obiezione è quasi automatica: cifre non da prima scelta perché giocava poco, o giocava poco perché non aveva cifre da prima scelta?)
25/01/2010 a 17:30
giorgiop
Lì Mitchell ad onore del vero ci mise molto del suo
Per quello che riguarda la squadra mi sembra però che sia stato fatto di tutto per farlo ambientare, Calderon, Parker, il turco, tutta gente messa lì per adeguare il gioco della squadra al Mago.
Insomma per me la verità sta sempre nel mezzo. (A me irrita il suo atteggiamento, sostanzialmente. Accompagnato al fatto che sono stufo di leggere sulla gazzetta titoli del tipo “il mago scorreggia!” a nove colonne)
25/01/2010 a 17:56
V
provo a sunteggiare: la prima scelta è stata un po’ eccessiva, e fin lì siamo d’accordo. Il primo anno, B-Roy a parte che è uno che non ci si crede quanto è buono, s’è comportato bene, un po’ di volte è stato RotW e sembrava in rampa di lancio.
Poi il secondo anno non s’è lanciato per niente, lì è stata forse la delusione. L’anno scorso meglio, quest’anno un passettino in più ma ancora non è la superstar che si vorrebbe da un numero 1. Chi ha fiducia pensa a lui come un sogno bagnato dal punto di vista tecnico (settepiedi che tira e palleggia da guardia), chi ha sfiducia ti fa notare che alla fin fine i numeri son da seconda fascia. Io sono ottimista, poi però concordo che non lo si può aspettare per sempre.
25/01/2010 a 19:53
diamonddog
Bargnani sta crescendo, sia come statistiche che come personalità.
E’ vero, ci ha messo troppo.
Però è ancora in parabola ascendente ed anche i suoi detrattori più convinti non possono prevedere dove si arresterà.
Intanto l’avreste detto che si sarebbe ritrovato a battere i LAL come ieri sera con i Raptors oltre i .500?
Magari si ferma lì, ma non è detto. Non è assolutamente detto.
E comunque criticare uno così mi pare abbastanza tafazziano. Vediamo cosa combina, i mezzi ce li ha tutti, le palle gli stanno venendo, vediamo vediamo……
Colangelo intanto gongola, l’unico neo che ho letto in una sua intervista è che da Andrea si aspetta un 20+10 piuttosto che un 24+8 o un 27+6 come sta facendo spesso di recente. Nell’NBA gente, nell’NBA eh.
26/01/2010 a 12:12
grillo
Secondo me il problema di Bargnani è che ha una certa serie di ottime qualità un po’ difficili da coniugare tra di loro, perlomeno nel gioco canonico. Da una parte ci metti l’altezza e il fisico, che già solo quelle ce lo tengono tutta la vita in nba, dall’altra per esempio quella bella partenza in palleggio che ha, quando fa uscire il difensore fino alla linea dei tre punti a coprirgli il tiro e poi lo batte facile in agilità.
Quello è un bellissimo movimento, e una di quelle cose che ti fanno dire eh però Bargnani ha molto più talento di Marc Gasol, però quel movimento lì, per quanto bello e difficile non è poi così efficace per uno come il mago. Sì certo, ci mette sempre quella bella schiacciata in penetrazione nel secondo quarto, mentre tutti dormono, però con un po’ di accortezza la si difende quella situazione lì e tanti saluti.
Sembra avere qualità ottime ma sbagliate per giocare nel suo ruolo ecco, ma qui probabilmente basterebbe spostarlo al 4 o un altro compagno.
26/01/2010 a 14:23
diamonddog
Premesso che nessuno è perfetto e che tutti sono criticabili mi piacerebbe però che si tenesse conto che se solo 5 anni fa qualcuno ci avesse detto che avremmo avuto un italiano tra i primi 40 realizzatori della NBA (+ o -…) con oltre diciassette di media, titolare in quintetto base e secondo “violino” della propria franchigia avremmo detto tutti “BUM! Raccontacene un’altra vai!”
O no?
26/01/2010 a 16:38
giorgiop
è cambiata anche un bel po’ l’NBA nel frattempo eh.
Se l’epoca fosse stata quella degli anni 90, dei Charles Oakley, dei Karl Malone, dei Rodman, tu potevi essere anche armato di tutte le buonissime intenzioni del mondo ed essere Bargnani ma poco facevi.
Infatti gli unici che hanno funzionato in quegli anni lì sono stati i cinque più grandi giocatori europei degli ultimi 20 anni: Sabonis, Drazen, Radja, Marciulonis e Kukoc.
Già metti Jasi è arrivato un paio d’anni prima del boom e ha fatto virgola. Uno che dove andava in Europa vinceva tutto. Non è più l’NBA dei nostri padri (ed io non so se esserne contento o no)
Più no.
26/01/2010 a 17:51
V
Ma no dai, c’era spazio anche per Marlboro Man Divac, che qualche soddisfazione se l’è tolta, e pure Schrempf è arrivato a una finale, non lo considererei un fallimento. Poi che la lega si sia tecnicamente impoverita dagli anni ’90 sono d’accordo, soprattutto nel reparto lunghi, dove stavano tutti quelli che hai citato.
26/01/2010 a 17:59
giorgiop
beh ma io parlo dei 5 migliori degli ultimi vent’anni. Divac a Sabas manco allacciava le scarpe, figuriamoci Schrempf a Dinone :)
Il mio discorso era che dieci anni fa e oltre solo il top del top ce la faceva a reggere un gioco basato quasi integralmente sugli 1 vs 1 e in cui la difesa a zona non era permessa.
Ora un Marc Gasol va lì e ne prende dieci a partita e ne fa quindici, qualcosa è cambiato e molto, moltissimo di quel gioco ora è più facile per un europeo
26/01/2010 a 19:22
francesco
Dice bene Giorgio, sul cambiamento nella Nba odierna.Non credo di sbagliarmi nel dire che la metà o quasi dei lunghi sono non americani, intesi come passaporto, ma anche come scuola cestistica, come stile di gioco e anche come caratteristiche fisiche.
Meno gioco in post, meno capacità difensiva, grande range di tiro, tecnica spesso superiore ai colleghi stellestrisce. Ci sono le eccezioni alla Yao, alla Scola, alla Biedrins, ma se andiamo a vedere quanti 7 piedi bianchi che tirano da fuori sono transitati nella lega negli ultimi anni, bravi o non, è evidente la tendenza a cercare un certo tipo di giocatore.
Per questo un Bargnani si distngue fino ad un certo punto, bravo per quello che fa, ma nella Nba odierna non esiste che uno come lui non trovi spazio. Anche il lituano della Benetton rischia di finire in top 3 nel draft 2010, ormai con un certo identikit fisico-tecnico hai il biglietto di ingresso in saldo.
Jasikevicius non ha sfondato perchè solo Ginobili e Petrovic, delle guardie non americane, hanno guadagnato consensi. Semplicemente due fenomeni assoluti, dopo di loro Parker e forse Calderon ( Fernandez direi di no, idem il Beli).
Oltreoceano evidentemente non trovi spazio se non sei più alto di due metri e 5, a meno che tu non sia un talento unico ( Rubio?)
26/01/2010 a 19:27
nordovest
Bargnani assolutamente sì, perché in attacco è già un giocatore di prima fascia, perfetto secondo violino proprio perché sa essere altruista ma anche (almeno da un annetto a oggi) determinato a prendersi le proprie responsabilità. Il fatto che sia stato prima scelta vuol dire veramente poco, è una cosa che dipende troppo dall’anno in cui si viene scelti.