Il dilemma di un giocatore di fantanba. (ovvero una nuova rubrica di The Basketball Diaries, senza un vero perché)
Non so se conosce il fanta qualcosa, io sì, io campo quasi per il fanta qualcosa, fantacalcio, fantacinema, fantanba.
Ok, il fantacinema non esiste però gli altri due sì.
E come diciamo in due (io e Nutless) il fantanba “è la vita”. Spiego cosa voglia dire questa accezione che può sembrare paradossale.
La prima cosa che fai, quando hai la tua squadra di fantanba, alzato la mattina è: ciabatte, caffè, accendi il pc, STICAZZI SE FAI TARDI A LAVORO, e ti guardi i punteggi di tutti i tuoi giocatori, smadonnando o gioendo poi per tutta la giornata.
Nel fatto specifico io oggi odio a morte Paul Pierce, Jeff Teague e Darren Collison. Se leggete “belle merde”.
Detto questo e facendo un passo indietro il fantanba, per come è strutturato è per la nostra cerchia quel punto nello spazio tempo in cui 16 persone di varie località del mondo decidono di un orario per il draft e da lì comincia la fine.
Premetto, sono tre anni che faccio il commisioner e quindi tutti gli sbattimenti vari.
Al primo anno ho vinto l’anello (baciate qui l’anulare della mia mano destra merdoni).
Al secondo sono uscito al primo turno di playoff
Quest’anno dipende tutto dalla salute ma la vedo nera.
Spiego al volo come funziona, per chi non lo sapesse.
Il draft, innanzitutto è l’ordine casuale (il primo, ma poi ragionato) con cui ognuno dei giocatori andrà a scegliere. Sulla base di cosa si sceglie, un punto per ogni punto, rimbalzo, stoppata, assist, recuperi, un punto in meno per ogni palla persa e ogni tecnico. Capite da voi quanto valga tanto Lebron James per dirne uno, e quanto poco valga chessè Metta World Peace.
Quindi diciamo che a quel click la tua vita per qualche secondo si ferma, aspetti solo di vedere il nume della tua squadra a che numero è associato (il mio era associato al 5) e da lì parti di statistiche, dubbi amletici, simpatie ed antipatie. Insomma, da lì tu per i tuoi parenti, la tua morosa, il tuo lavoro “non esisti più”.
Fatta poi la squadra, scelti quindi 12 giocatori e tutti, TUTTI, ci preoccupiamo che duri troppo il draft ma se alla fine dura 3 giorni sono tanti (e quindi il malato non sono io), il punto d’arrivo è uno, calendario a scontri diretti vince chi fa più punti del tuo avversario, ci sono poi i playoff la finale, lo sfottò, gli amici che si perdono e via dicendo.
Detto questo vi dirò i dilemmi e cosa passa per la capoccia di un giocatore di fantanba senza sembrare un nerd sfigato ed alienato tipo uno Zuckerberg senza il genio e senza i soldi.
L’anno scorso feci una squadra, forte, fortissima, che per lo più aveva 5 giocatori tra cui Nash, Bryant, Garnett, Bosh, Millsap, Monroe, Perkins, Holiday, Villanueva, il mio idolo Garcia (sì c’ho idolo Francisco Garcia mbè?)
una squadra che mettevi i primi 7 e poi neanche guardavi più i risultati, sul più bello si fa male Nash, si rompe il dito Kobe e yuhu. Fine dei giochi
L’anno prima ancora faceva ancora più paura, Ginobili, Rose, Evans, Billups, Love, Jefferson, Lee, S. Jackson, Gallinari, Wallace, scudetto a spasso, come dico di solito e presa dai free agent di Kevin Love, al suo se non erro secondo (o forse primo anno) comunque va bè, devastante.
St’anno mi sono detto, che due coglioni non facciamo i soliti vecchi ma rischiamo un attimo, mettiamoci un po’ di pepe. Ho detto, prendiamo qualche sleeper va e facciamo la squadra ogni due giorni.
Detto ciò ho capito che per sleeper si intendono quei giocatori che neanche la madre sceglierebbe e che hanno una continuità simile a quella di un Renato Portaluppi alla Roma (che in pratica giocò solo col Norimberga), giocatori che dopo due partite si sfasciano e stanno fuori n-tempo, che con n-tempo si intendono n-mesi, in più la squadra non la faccio ogni due giorni ma ogni 6 ore e soprattutto se conoscete qualcuno che poi si diverte a fare i pagelloni di mercato menatelo fortissimo prima che li faccia, perché vi porterà rogna (in questo caso Nutless, so dove abiti, spera che si riprendano tutti).
Detto questo è solo l’inizio, perché vi farò vedere cosa passa nella testa di un nerd della minchia nel momento in cui si mette davanti a uno schermo e vi faccio conoscere (se non li conoscete già) qualche testa di minchia di giocatore con qualche contratto che deve solo ringraziare iddio che non vivo in Indiana o ad Atlanta ma a Piramide, Roma.
